Archivio per settembre 2016 | Pagina di archivio mensile

Ora è ufficiale: i traumi si ereditano da genitori a figli e nipoti fino a tre generazioni

DNA

 

Da una ricerca pubblicate su Nature Neuroscenze

 

Lasciano cicatrici indelebili, segni che si tramandano per generazioni. I traumi possono essere ereditari, le paure passare da padre in figlio. E segnare vite. Queste trasmissioni genetiche sono state studiate sui topi ma probabilmente hanno effetto anche sull’uomo.

Il processo per il quale i traumi possono essere tramandati fino alla terza generazione. Il segreto di questa ereditarietà si nasconde nei microRna, molecole genetiche che regolano il funzionamento di cellule, organi e tessuti. Il trauma altera questi ‘registi molecolari’, e il difetto viene passato alla progenie attraverso i gameti. A svelare un meccanismo finora misterioso è uno studio dell’università di Zurigo, pubblicato su Nature Neuroscience.

Coordinati da Isabelle Mansuy, i ricercatori del Brain Research Institute sono riusciti a identificare alcuni componenti chiave di questo processo, piccole frazioni di materiale genetico chiamato microRna. Si tratta di brevi sequenze, i veicoli con cui vengono trasmesse le istruzioni per costruire le proteine ma conservano anche la memoria di eventi traumatici. “Ci sono malattie come il disordine bipolare che si tramandano in famiglia nonostante non siano riconducibili a un particolare gene“, ricorda Mansuy, docente all’Istituto federale di tecnologia (Eth) e dell’ateneo di Zurigo.

Ora e ufficiale i traumi si ereditano da genitori a figli e nipoti fino a tre generazioni 2
Isabelle Mansuy
Per identificare il meccanismo sono stati messi a confronto topi adulti che erano stati esposti a condizioni traumatiche nei primi anni di vita con altri topi, non traumatizzati. I ricercatori hanno studiato il numero e il tipo di microRna nei roditori traumatizzati e hanno scoperto che lo stress traumatico altera per eccesso o per difetto la quantità di numerosi microRna nel sangue, nel cervello e nel liquido spermatico. Modificazioni che influenzano il funzionamento delle cellule regolate da queste mini-molecole.

Gli studiosi hanno osservato che i topi traumatizzati modificavano il loro comportamento. Per esempio perdevano la naturale avversione agli spazi aperti e alla luce, e mostravano segni di depressione. Caratteristiche che tramite lo sperma venivano trasferite alla prole, anche se gli esemplari della progenie non subivano stress o traumi. Anche il metabolismo dei cuccioli di topo stressato cambiava: i livelli di insulina e di zuccheri nel sangue, ad esempio, erano inferiori rispetto a quelli dei topolini nati da genitori non traumatizzati.

Ora è ufficiale: i traumi si ereditano da genitori a figli e nipoti fino a tre generazioni“Siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta – riassume Mansuy – che le esperienze traumatiche influenzano il metabolismo a lungo termine, che i cambiamenti indotti sono ereditari” e che gli effetti del trauma ereditato sul metabolismo e i comportamenti psicologici persistono fino alla terza generazione. “Lo squilibrio dei microRna nello sperma si è dimostrato un fattore chiave per il passaggio degli effetti del trauma da genitore a figlio“.

Anche se molte questioni restano aperte e dovranno essere chiarite in studi successivi, puntualizzano gli autori, la conclusione è che “i condizionamenti ambientali lasciano tracce nel cervello, negli organi e nei gameti, e attraverso i gameti queste tracce vengono trasmesse alla generazione successiva“.

L’èquipe zurighese sta cercando adesso di verificare se anche nell’uomo i “colpevoli” siano i microRna.

L’Empatia Diventa Materia Scolastica e Viene Insegnata nelle Scuole Danesi

empatia

 

Da un articolo di ye@ Master Prof

Ai bambini, nelle scuole danesi, si insegna l’empatia così che possano diventare adulti più felici e sereni.

Durante la “Klassens tid”, ovvero l’ora di classe, una volta alla settimana, i più piccoli, sperimentano questa “disciplina” (del tutto nuova, per noi) entrata ufficialmente nel loro curriculum nazionale nell’anno 1990, seppur praticata, nella stessa Danimarca, già dal lontano 1870.

In che modo? Mentre mangiano un pezzetto di torta preparata con le loro mani, momento cruciale per farli sentire a proprio agio, i bambini imparano ad ascoltare e a trattare i problemi che, da soli, non riuscirebbero ad affrontare e gestire con la corretta luce.

Pensano e si esprimono senza alcun imbarazzo perché si sentono liberi e soprattutto perché percepiscono solidarietà e spirito di gruppo: non si sentono soli, bensì parte di una comunità.

Non hanno timore di essere presi in giro, al contrario in loro aumenta il coraggio per il solo fatto di essere ascoltati, imparando quanto sia importante il rispetto reciproco.

L’empatia è la straordinaria capacità di “mettersi nei panni dell’altro” tanto da riuscire a comprenderne il suo stato d’animo, sia esso di gioia che di dolore, senza alcun bisogno di parlare. Sopratutto nei rapporti quotidiani, siano essi di lavoro, coppia, amicizia, famiglia, è un’abilità cruciale tra le persone.

Al riguardo uno studio realizzato dall’Università di Michigan su circa 14.000 studenti universitari ha messo in luce che i ragazzi di oggi, rispetto agli universitari degli anni ’80 e ’90 hanno circa il 40% in meno di empatia e presentano depressione e/o disturbi mentali in notevole aumento.

Alcuni attribuiscono queste percentuali scoraggianti al fatto che l’attuale società sia diventata molto più narcisistica rispetto a trenta anni fa.

Un esempio opposto, invece, viene dal nord, dove gli abitanti sono addirittura tra i più felici del mondo, secondo quanto emerso dal “World happiness report 2016” che fa il punto sullo stato di felicità globale.

E’ bene sottolineare che, l’ora di empatia non è utile solo ai bambini, trovano grande giovamento anche gli stessi insegnanti che, comprendendo ed ascoltando più da vicino i bisogni dei propri alunni, riescono a ri-creare in “aula” un ambiente molto più accogliente ed inclusivo.

Ovviamente, non sarà facile misurare quanto la “lezione di empatia” sarà stata efficace una volta che i bambini saranno diventati adulti, considerato che lo stato di benessere e felicità dei danesi è sicuramente influenzato anche da molti altri fattori, quali: società egualitaria, alto reddito, Welfare eccellente (istruzione, sanità e ammortizzatori sociali).

Seppur con questa consapevolezza, la “Klassens Tid” continua a essere praticata: i cittadini danesi, difatti, oltre che riconoscere l’importanza dell’empatia, ritengono che quest’ultima non sia una “dote” naturale, per tale ragione, deve essere insegnata, così che i bambini, una volta acquisita, possano esercitarsi proprio come fanno nelle altre discipline.