Archivio per dicembre 2017 | Pagina di archivio mensile

Formazione in Costellazioni Familiari 2018 Milano – Armonia nella propria vita

Percorso Costellazioni Milano“Prima di cercare di voler star bene, chiediti se sei disposto a rinunciare alle cose che ti fanno star male”.

Il percorso è strutturato in sette moduli specifici ma interdipendenti tra loro.
Attraverso il metodo delle costellazioni familiari, integrate con altre metodologie, si cercherà di mettere in luce le cause di disagi e malesseri sia personali sia relazionali per comprendere come far nuovamente fluire armonia e benessere.
Al termine degli incontri, i partecipanti conosceranno e utilizzeranno gli elementi di sistemica e altre metodologie, per esplorare le principali dinamiche personali e relazionali così da poterle comprendere e usare in ambito personale e professionale.
Il percorso è pertanto rivolto in modo specifico a counselor, coach, consulenti, insegnanti, educatori, che impegnati in una relazione d’aiuto, intendono approfondire la conoscenza del metodo sistemico e delle costellazioni familiari.
Alcuni moduli saranno aperti a coloro che cercano, attraverso un percorso di consapevolezza personale, di ritrovare benessere nella propria vita privata e lavorativa.

1° modulo

Milano 3-4 febbraio 2018 – Elementi di sistemica I: la famiglia d’origine

–  I diversi sistemi di appartenenza
–  La famiglia d’origine
–  L’albero genealogico
–  Legami e copioni familiari
–  Le costellazioni familiari e gli ordini dell’amore

2° modulo

Milano, 3-4 marzo 2018 – Conoscere se stessi
–  Essenza e personalità: una nuova visione
–  Le forme mentali: osservazione e presenza
–  Lo spazio del cuore e del non giudizio
–  La meditazione “brevi momenti”
–  Osservare, sentire, lasciar andare attraverso le costellazioni
3° modulo

Milano, 7-8 aprile 2018 – Elementi di sistemica II: la famiglia attuale

–  La famiglia attuale
–  La relazione di coppia
–  Le adozioni e gli affidamenti
–  La famiglia allargata: nuove relazioni
–  Esplorazione delle dinamiche familiari nella propria famiglia

4° modulo

Milano, 12-13 maggio 2018 – Elementi di sistemica III. Le relazioni professionali
–  Gli ordini nella relazione d’aiuto
–  La leadership: l’empatia, il ricalco, la risonanza, la presenza
–  Il linguaggio verbale e il linguaggio non verbale nelle costellazioni familiari
–  Le costellazioni individuali
–  Il rilassamento e la meditazione

5° modulo

Milano, 16-17 giugno – La Pedagogia Sistemica Integrata
–  I bambini – le relazioni
–  Dove guardano i bambini
–  I traumi prenatali e perinatali
–  Le costellazioni individuali
–  Le costellazioni attraverso le fiabe

6° modulo

Milano, 8-9 settembre 2018 – Sintomi e benessere
–  Il sentire del corpo
–  Sintomi e le malattie: una visione sistemica
–  L’esclusione, l’accoglienza il benessere
–  Trauma e risorse
–  Sulla morte e sul morire

7° modulo

Milano, 6-7 ottobre 2018 –Le costellazioni in ambito lavorativo

–  Gli ordini all’interno dei sistemi lavorativi
–  Gli ordini del successo: il successo e il denaro
–  Pratica in costellazioni e supervisioni

Celli Donatella

Pedagogista e Counselor sistemico ha conseguito un Master sul Disagio Preadolescenziale, un diploma in MusicArTerapia nella Globalità dei Linguaggi, una formazione in Costellazioni Familiari, in Comunicazione, in Somatic Experiencing.
Docente di sistemica, conduce percorsi in Pedagogia Sistemica Integrata, in Costellazioni Familiari, laboratori per Genitori e Figli, sessioni individuali di Costellazioni Familiari e Somatic Experiencing.

E’ autrice di “Oltre il limite” (ed. Magi), “Il sentire dei bambini”; “I bambini, le relazioni, i Traumi”; “Genitori e figli imperfetti e felici ; “Mamma e papa giochiamo insieme?” (ed. Tecniche Nuove)

Massimiliano Babusci

Counselor sistemico e fondatore di parentAbility, (www.parentability.it)
Docente e professionista esperto di Costellazioni Familiari, Comunicazione, e altre tecniche di comunicazione autentica.
E’ stato direttore didattico di diversi enti di formazione in counseling. Da oltre 20 anni si occupa di sviluppo delle qualità umane e di facilitazione del cambiamento. Autore di diversi testi didattici per la formazione in Counseling oltre a “L’Adozione consapevole” e “Dimmi dove sei”(ed. Rayuela Edizioni)

Informazioni

Donatella Celli cellidonatella1@gmail.com – cell.338 5669933

Massimiliano Babusci max@massimilianobabusci.it – cell. 335.324308

Valeria Mosca vallymarci@gmail.com – cell. 339 6296586

Maria Rosa Iacco mery.iacco@gmail.com – cell. ‭+39 349 3647796‬

Modulo di iscrizione costellazioni Milano

La frequenza genera crediti per la formazione del curriculum olistico o degli ECP (*) SICOOL Società Italiana Counselor e Operatore Olistico – Associazione di categoria professionale, per tutti gli usi consentiti dalla L. 4/2013.

(*) = Educazione Continua Professionale – aggiornamenti professionali
Attività professionale svolta ai sensi della Legge 4 del 14 gennaio 2013. Il programma dei corsi e le date vanno interpretate come un’indicazione di massima e saranno confermate poi nei dettagli al raggiungimento di almeno 12 partecipanti.

Sentenza. La Corte costituzionale: maternità surrogata, offesa intollerabile alla donna

Maternità surrogata

«L’esigenza di verità» nella filiazione non può imporsi «in modo automatico sull’interesse del minore». Serve una «valutazione comparativa». Ma se il soggetto è un bimbo nato da utero in affitto, e di questa valutazione «fa parte necessariamente la considerazione dell’elevato grado di disvalore che il nostro ordinamento riconnette alla surrogazione di maternità, vietata da apposita disposizione penale». Sono i princìpi di diritto enunciati ieri dalla Corte costituzionale, nella cui cancelleria è stata depositata l’attesa sentenza 272/2017 redatta da Giuliano Amato. Il giudizio – tecnicamente molto complesso e di non facile interpretazione – era stato deferito alla Consulta dalla Corte d’appello di Milano, che sospettava l’incostituzionalità dell’articolo 263 del Codice civile: a detta dei giudici milanesi, infatti, la norma rendeva possibile il disconoscimento del figlio avuto con modalità diverse da quelle naturali anche quando quest’azione giuridica contrastava con l’interesse del piccolo. Nella sostanza, però, il procedimento in Consulta ha permesso di chiarire quando è possibile riconoscere giuridicamente un legame di filiazione diverso da quella naturale, e quali sono i limiti perché ciò accada.

Per giungere a ciò, preliminarmente, la Corte ha dovuto argomentare come nella filiazione il criterio di verità non sia un principio assoluto: lo dimostra l’istituto dell’adozione, dove il legame genitoriale prescinde da quello genetico. Va dunque escluso che l’«accertamento della verità biologica e genetica dell’individuo costituisca un valore di rilevanza costituzionale assoluta», ma nello stesso tempo bisogna «riconoscere un accentuato favore dell’ordinamento per la conformità dello status alla realtà della procreazione». Tra queste due dimensioni bisogna dunque operare un «bilanciamento», consapevoli che il punto di equilibrio deve coincidere con «l’interesse del minore».

«Vi sono casi – ricorda la Consulta – nei quali la valutazione comparativa tra gli interessi è fatta direttamente dalla legge, come accade con il divieto di disconoscimento a seguito di fecondazione eterologa (il coniuge o il convivente che ha prestato il consenso al figlio non può disconoscerlo, anche se non gli ha impresso i propri geni)». In altri, invece, lascia la possibilità che vengano valutate le singole situazioni, e a tal proposito i giudici costituzionali forniscono tre criteri per orientare la decisione: «Durata del rapporto instauratosi col minore», «modalità del concepimento e della gestazione», «presenza di strumenti legali che consentano la costituzione di un legame giuridico col genitore contestato».

Proprio dopo aver enunciato questi criteri, la Consulta lancia un esplicito affondo contro la maternità surrogata: la surrogazione di maternità «offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane». La sentenza riconosce che «nel silenzio della legge» (diversamente da quanto accade con l’eterologa) non è possibile disciplinare univocamente la filiazione che da essa discende, ricordando poi come il nostro ordinamento le attribuisca un «elevato grado di disvalore».

Secondo i giudici costituzionali, dunque, per attribuire la filiazione di un bimbo nato da un utero in affitto bisogna innanzitutto considerare la grande contrarietà della pratica al nostro corpus giuridico. Se fosse per ciò solo, dunque, il piccolo non potrebbe esser ritenuto figlio di chi l’ha fatto “assembleare” e “gestare” a pagamento. Bisogna tuttavia verificare se questa soluzione sia o meno superabile alla luce dell’interesse del minore, e l’operazione concreta consiste nell’applicazione dei tre criteri sopra enunciati.

Criteri che, nel caso della surrogazione di maternità, sembrerebbero chiedere un’attenta valutazione solo riguardo alla durata del rapporto dei “committenti” con il minore. Quanto infatti alle modalità del concepimento e della gravidanza, la circostanza per cui i “committenti” abbiano scelto la gestante e colei che offre a pagamento i suoi gameti da un catalogo (così avviene nella pressoché totalità dei casi) difficilmente potrebbe essere considerato sintomo di un interesse del bimbo a venire considerato loro figlio.

Quanto invece alla possibilità di instaurare comunque un legame giuridico, il “committente” non genitore avrebbe la possibilità di valutare l’adozione «in casi particolari», quella cioè non legittimante. Così il bimbo rimarrebbe tutelato. Ma, contemporaneamente, colui che ha violato la legge non si vedrebbe riconosciuta quella genitorialità piena cui avrebbe aspirato. Un «bilanciamento» tra verità della filiazione e interesse del minore, d’ora innanzi offerto dalla Corte a tutte le magistrature d’Italia.

Fonte: Avvenire.it – Marcello Palmieri lunedì 18 dicembre 2017

Pescara, “L’Adozione Reciproca”: il De Cecco capofila nell’accoglienza di studenti adottati

De Cecco“Un progetto che mira a entrare in un mondo molto difficile, in cui occorre stabilire un rapporto intenso e stretto tra famiglia e scuola per la reale e concreta inclusione dei ragazzi, aiutandoli a superare eventuali gap e traumi. Il progetto si è concluso con l’ultimo step del percorso di formazione attraverso un momento di incontro con la dottoressa Antonella Mancaniello, direttrice scientifica del progetto e dirigente dell’Usr, la quale ha presentato una prima stesura delle Linee Guida Regionali sulle adozioni”, ha detto la dirigente dell’Istituto Alberghiero Ipssar ‘De Cecco’ di Pescara, Alessandra Di Pietro, che ha accolto nell’Aula Magna della propria sede il momento di confronto tra i 180 docenti interessati, con il coordinamento della docente Alessia Di Giovanni.

“L’iniziativa – ha spiegato la Dirigente Di Pietro – nasce dall’esigenza di mettere a disposizione dei docenti gli strumenti più adeguati per fronteggiare un fenomeno fortemente in crescita, visto che nelle nostre scuole c’è una presenza di minori adottati quantitativamente rilevante, soprattutto per quanto riguarda le adozioni internazionali, che pone delle evidenti difficoltà linguistiche ed esperienziali tra gli studenti”.

Tre gli obiettivi del progetto: diffondere le linee guida nazionali, elaborare le linee guida regionali e formare i Docenti Referenti per le adozioni di ciascun Istituto abruzzese, che dovranno supportare i colleghi e svolgere una funzione di raccordo con tutti gli altri soggetti che seguono il minore nella post-adozione.

“Il progetto ‘L’Adozione reciproca’ – ha ricordato la dirigente Mancaniello – è iniziato il 21 marzo scorso, con un convegno organizzato dall’Ipssar ‘De Cecco’ che ha coinvolto oltre al mondo della scuola, anche i magistrati del Tribunale dei Minori, psicologi e le équipe territoriali di Montesilvano e Pescara, ed è poi proseguito con i Laboratori di idee e buone prassi svolti nell’Aula Magna del ‘De Cecco’, anche in videoconferenza con le sedi di Chieti, Teramo e L’Aquila; prezioso il coinvolgimento dei funzionari degli Uffici Scolastici delle quattro province, ossia Clara Evangelista, Rossella Mosca, Maria De Dominicis, Roberta Patricelli, Aldo Ruggeri e Giordano Di Pancrazio, che hanno svolto le funzioni di Tutor e coordinamento”.

“L’obiettivo finale dell’iniziativa per la scuola – ha aggiunto la dirigente Di Pietro – è quello di garantire la qualità del processo di inclusione dei minori adottati con la realizzazione di Protocolli d’Accoglienza e di Progetti Inclusivi adeguati ai singoli contesti e capaci di garantire sempre il benessere e la valorizzazione delle specificità. Dopo l’evento odierno, è chiaro che saranno necessari ulteriori momenti di approfondimento e di aggiornamento per i docenti referenti perché il problema delle adozioni nelle scuole è tanto rilevante in funzione dell’aumento dei minori adottati che si iscrivono”.

Fonte: Cityrumors.it

«Io, concepita in provetta, combatto per dire quanto è dura nascere così» Leggi di Più: Intervista a Audrey Kermalvezen, nata in provetta”

Fonte: Tempi.it – Novembre 11, 2015 – Benedetta Frigerio

Audrey Kermalvezen, avvocato francese, ha scoperto la verità su di sé dopo essersi sposata con un altro “figlio della fecondazione eterologa”. A tempi.it racconta la loro paura comune: «Non possiamo sapere se abbiamo lo stesso genitore»

Accorgersi quasi inconsciamente che c’è qualcosa che non va fin da quando si è piccoli e scoprire che non è vero che nascere in laboratorio da una persona diversa da quella che ti ha cresciuto è indolore. Arrabbiarsi e poi realizzare che la responsabilità non è solo dei propri genitori, ma di tutto il sistema. Soffrire e poi reagire e cercare di combatterlo. È questa la storia che ha portato Audrey Kermalvezen (nelle foto), avvocato francese di 33 anni, a diventare una delle paladine della lotta contro la fecondazione eterologa e l’anonimato dei cosiddetti “donatori” di gameti.

NATA IN PROVETTA. Infatti, spiega a tempi.it Kermalvezen, membro dell’associazione Procréation médicalement anonyme (Procreazione medicalmente anonima), «siamo qui a testimoniare quanto sia difficile essere stati generati così e non tanto a combattere per scoprire le nostre origini». L’avvocato usa il plurale perché la sua vicenda è cominciata quando era già sposata con un uomo concepito in provetta come lei, che però sapeva fin da bambino di essere nato tramite la fecondazione eterologa. Un caso? «Beh – continua l’avvocato – quando ero piccola non sapevo nulla, eppure sognavo sempre un uomo che arrivava e mi portava via. Poi chiedevo continuamente ai miei genitori se mi avevano adottata. All’età di 23 anni scelsi di specializzarmi in diritto bioetico, pur non sapendo ancora nulla della mia storia». Insomma, tutto attirava Kermalvezen verso il mondo della provetta.

LA RIVELAZIONE. Poi nel 2009, compiuti 29 anni, i genitori della ragazza decisero di rivelare a lei e al fratello, allora 32enne, che entrambi erano stati concepiti in laboratorio con lo sperma di uno sconosciuto. «Mio fratello si sentì sollevato», perché era sempre stato certo che nella sua esistenza e in quella della sua famiglia «ci fosse qualcosa che non andava». La reazione di Kermalvezen invece fu «la rabbia contro i miei genitori per il fatto di averci mentito», anche se «poi compresi che non erano solo loro i responsabili del segreto, ma anche i dottori che avevano creato tutte le condizioni per mantenerlo, scegliendo un donatore che assomigliava a mio padre e dicendo a lui e a mia madre di non rivelarci nulla».

«LA NOSTRA PAURA». Ma il dolore per l’avvocato è stato doppio dato che «con mio marito condivido una paura: quella di essere nati dallo stesso genitore». Ragione per cui «mio marito è molto implicato nella battaglia per l’accesso alle sue origini. Lui e le sue due sorelle sapevano da sempre di essere stati concepiti da un donatore di sperma ma erano pure sicuri che i loro genitori avrebbero dato loro le informazioni sull’identità paterna una volta compiuti i 18 anni. Ma così non è stato: non erano in possesso di alcuna notizia a riguardo».

«SI RIFIUTANO DI RISPONDERMI». Il problema non è tanto l’abolizione della norma francese che dal 1994 stabilisce l’obbligo dell’anonimato per il donatore, «perché io sono stata concepita nel 1979. Pertanto è mio diritto che contattino il “donatore” e gli chiedano se vuole rimanere anonimo o no. Se dirà che non vuole rivelarmi la sua identità, rispetterò la decisione». Su una cosa, però, Kermalvezen non transige: «La legge protegge solo l’identità, ma la giustizia francese stabilisce che non si possa nascondere se mio fratello o mio marito e io siamo stati concepiti o meno tramite lo sperma dello stesso uomo. Invece, si rifiutano di rispondermi».

«NON C’È RIMEDIO». Kermalvezen ha raccontato la sua storia nel libro Mes origines, une affaire d’Etat (Max Milo), uscito nel 2014. Purtroppo è difficile per un figlio della provetta rivendicare un diritto quando la legge, permettendo la fecondazione assistita, mette comunque il diritto del concepito in secondo piano rispetto a quello dell’adulto. «Questo è il problema per cui non ci rispondono», conclude. «Ecco perché noi non siamo qui innanzitutto per conoscere le nostre origini, ma per testimoniare quanto sia dura nascere così». Perché a tutta questa sofferenza «non c’è alcun rimedio».

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