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«Io, concepita in provetta, combatto per dire quanto è dura nascere così» Leggi di Più: Intervista a Audrey Kermalvezen, nata in provetta”

Fonte: Tempi.it – Novembre 11, 2015 – Benedetta Frigerio

Audrey Kermalvezen, avvocato francese, ha scoperto la verità su di sé dopo essersi sposata con un altro “figlio della fecondazione eterologa”. A tempi.it racconta la loro paura comune: «Non possiamo sapere se abbiamo lo stesso genitore»

Accorgersi quasi inconsciamente che c’è qualcosa che non va fin da quando si è piccoli e scoprire che non è vero che nascere in laboratorio da una persona diversa da quella che ti ha cresciuto è indolore. Arrabbiarsi e poi realizzare che la responsabilità non è solo dei propri genitori, ma di tutto il sistema. Soffrire e poi reagire e cercare di combatterlo. È questa la storia che ha portato Audrey Kermalvezen (nelle foto), avvocato francese di 33 anni, a diventare una delle paladine della lotta contro la fecondazione eterologa e l’anonimato dei cosiddetti “donatori” di gameti.

NATA IN PROVETTA. Infatti, spiega a tempi.it Kermalvezen, membro dell’associazione Procréation médicalement anonyme (Procreazione medicalmente anonima), «siamo qui a testimoniare quanto sia difficile essere stati generati così e non tanto a combattere per scoprire le nostre origini». L’avvocato usa il plurale perché la sua vicenda è cominciata quando era già sposata con un uomo concepito in provetta come lei, che però sapeva fin da bambino di essere nato tramite la fecondazione eterologa. Un caso? «Beh – continua l’avvocato – quando ero piccola non sapevo nulla, eppure sognavo sempre un uomo che arrivava e mi portava via. Poi chiedevo continuamente ai miei genitori se mi avevano adottata. All’età di 23 anni scelsi di specializzarmi in diritto bioetico, pur non sapendo ancora nulla della mia storia». Insomma, tutto attirava Kermalvezen verso il mondo della provetta.

LA RIVELAZIONE. Poi nel 2009, compiuti 29 anni, i genitori della ragazza decisero di rivelare a lei e al fratello, allora 32enne, che entrambi erano stati concepiti in laboratorio con lo sperma di uno sconosciuto. «Mio fratello si sentì sollevato», perché era sempre stato certo che nella sua esistenza e in quella della sua famiglia «ci fosse qualcosa che non andava». La reazione di Kermalvezen invece fu «la rabbia contro i miei genitori per il fatto di averci mentito», anche se «poi compresi che non erano solo loro i responsabili del segreto, ma anche i dottori che avevano creato tutte le condizioni per mantenerlo, scegliendo un donatore che assomigliava a mio padre e dicendo a lui e a mia madre di non rivelarci nulla».

«LA NOSTRA PAURA». Ma il dolore per l’avvocato è stato doppio dato che «con mio marito condivido una paura: quella di essere nati dallo stesso genitore». Ragione per cui «mio marito è molto implicato nella battaglia per l’accesso alle sue origini. Lui e le sue due sorelle sapevano da sempre di essere stati concepiti da un donatore di sperma ma erano pure sicuri che i loro genitori avrebbero dato loro le informazioni sull’identità paterna una volta compiuti i 18 anni. Ma così non è stato: non erano in possesso di alcuna notizia a riguardo».

«SI RIFIUTANO DI RISPONDERMI». Il problema non è tanto l’abolizione della norma francese che dal 1994 stabilisce l’obbligo dell’anonimato per il donatore, «perché io sono stata concepita nel 1979. Pertanto è mio diritto che contattino il “donatore” e gli chiedano se vuole rimanere anonimo o no. Se dirà che non vuole rivelarmi la sua identità, rispetterò la decisione». Su una cosa, però, Kermalvezen non transige: «La legge protegge solo l’identità, ma la giustizia francese stabilisce che non si possa nascondere se mio fratello o mio marito e io siamo stati concepiti o meno tramite lo sperma dello stesso uomo. Invece, si rifiutano di rispondermi».

«NON C’È RIMEDIO». Kermalvezen ha raccontato la sua storia nel libro Mes origines, une affaire d’Etat (Max Milo), uscito nel 2014. Purtroppo è difficile per un figlio della provetta rivendicare un diritto quando la legge, permettendo la fecondazione assistita, mette comunque il diritto del concepito in secondo piano rispetto a quello dell’adulto. «Questo è il problema per cui non ci rispondono», conclude. «Ecco perché noi non siamo qui innanzitutto per conoscere le nostre origini, ma per testimoniare quanto sia dura nascere così». Perché a tutta questa sofferenza «non c’è alcun rimedio».

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“Sculacciare i bambini lascia segni indelebili sulla loro psiche”

Sculacciare i bambini foto

Un articolo su “The Conversation” riapre un’annosa questione: è giusto o no picchiare i bambini che fanno i capricci?

Fonte: Huffingtonpost – Culture – articolo di Ilaria Betti

Sculacciare un bambino può lasciare segni indelebili sulla vita di quest’ultimo. Un articolo di “The Conversation”, scritto da due studiose, Tracie O. Afifi della University of Manitoba e Elisa Romano, professoressa di psicologia clinica alla University of Ottawa, è tornato su una questione sempre aperta: è giusto o no picchiare i bambini che fanno i capricci? Può un atto inferto con lo scopo di insegnare loro la buona educazione penalizzarli invece nel corso della vita?

Le due ricercatrici hanno cercato di fare il punto sulla situazione, chiamando a raccolta studi e ricerche precedenti e hanno scoperto che alcune delle inchieste più approfondite nel campo evidenziano già da tempo che sculacciare i propri figli è quanto di più dannoso i genitori possano fare per i loro bambini. Elizabeth Gershoff, psicologa alla University of Texas at Austin, USA, nel 2002 ha passato in rassegna 88 studi pubblicati nei 62 anni precedenti e ha notato che quasi tutti erano concordi nel dire che i piccoli che subivano punizioni corporali erano anche coloro che in età adulta erano più propensi a diventare delinquenti, a creare rapporti basati sull’abuso o a sviluppare comportamenti antisociali.

Nel 2016, la Gershoff ha tentato un’impresa simile, analizzando i 75 studi pubblicati nei 13 anni precedenti e concludendo che in nessuno dei casi presi in esame i bambini sculacciati avevano migliorato le loro performance o corretto il loro comportamento. Anzi, le percosse finivano, in età adulta, per favorire lo sviluppo in loro di aggressività, relazioni complicate con il prossimo e anche malattie mentali.

La sculacciata, sebbene sia stata assunta come metodo educativo per anni dai genitori, è ora vietata in 53 Paesi del mondo: è il segno di un cambiamento di mentalità. “La ricerca – si legge nell’articolo pubblicato su ‘The Conversation’ – mostra chiaramente come la sculacciata abbia delle conseguenze negative sulla salute mentale, sociale e sullo sviluppo. Tra questi effetti, possono esserci problemi psicologici, abuso di sostanze stupefacenti, tentativi di suicidio, difficoltà cognitive. Allo stesso modo, è importante sottolineare che nessuno studio ha mai dimostrato l’efficacia della sculacciata per i bambini. Quelli che dicono che è sicura se fatta in un modo specifico, stanno esprimendo una loro opinione. E queste opinioni non sono supportate da evidenze scientifiche”.

“Ora abbiamo dei dati che ci dimostrano chiaramente come le sculacciate non siano sicure né siano efficaci. Naturalmente ciò non fa dei genitori che sculacciano dei cattivi genitori. In passato, semplicemente non erano noti i rischi di una simile pratica”, si legge ancora nell’articolo su “The Conversation”. Oggi, invece, questi pericoli sembrano chiari: dunque, sarebbe meglio cercare altri modi per risolvere le controversie o per riportare i piccoli sulla retta via.

Bambini adottati, 12 mesi in famiglia ne valgono 16

Bambini adottati

 

FONTE:  WWW.VITA.IT

«Essere accuditi in una famiglia ha permesso loro di crescere con un’accelerazione superiore a quella dei coetanei, tanto che si potrebbe affermare che in un anno “abbiano vissuto 16 mesi”»: così una ricerca sul primo anno in famiglia dei bambini adottati, svolto dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano. In un anno i bambini guadagnano in media 7 punti di quoziente intellettivo

Un anno in famiglia, da figlio? Per un bambino adottato non vale dodici mesi, ma molto di più: sedici mesi. Lo ha evidenziato una ricerca triennale promossa dal Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano, sotto la supervisione del prof. Jesus Palacios dell’Università di Siviglia, in collaborazione con “Il Cerchio”, Centro Adozioni dell’ASL Milano 1 e l’Ospedale San Paolo di Milano. L’obiettivo della ricerca, realizzata fra il 2011 e il 2014, era monitorare il primo anno di inserimento del bambino adottivo nella nuova famiglia, con un’attenzione specifica all’andamento delle relazioni familiari e alle possibilità di recupero dei bambini rispetto agli svantaggi iniziali, rispetto allo sviluppo fisico, cognitivo e psicosociale. Qualche tempo fa sui social giravano le “foto su come la gioia dell’adozione cambia i bambini” (qui un esempio a caso): un giochino facile, basta scegliere due foto giuste, si potrebbe pensare. Ma è la realtà.

I ricercatori hanno incontrato il bambino entro due mesi dall’inserimento in famiglia, prima a casa e poi al Centro Adozioni. Un anno dopo il nuovo incontro si svolge presso il Centro Adozioni, con l’intera famiglia: viene ripetuta la somministrazione del test cognitivo al bambino e del questionario ai genitori. Sono state coinvolte le 62 famiglie seguite dal Centro Adozioni: 10 sono casi di adozione nazionale e 52 casi di adozione internazionale (tra cui cinque fratrie), per un totale di 68 bambini e 124 genitori. Lo studio è presentato oggi nel primo numero della neonata newsletter del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. «Dall’analisi degli itinerari di crescita compiuti dai bambini dal punto di vista cognitivo e del controllo emotivo è emerso che essere accuditi in una famiglia ha permesso loro di crescere con un’accelerazione superiore a quella dei coetanei, tanto che si potrebbe affermare che in un anno “abbiano vissuto 16 mesi”. Nel medesimo lasso di tempo hanno guadagnato in media 7 punti di quoziente intellettivo», si legge. «L’adozione viene quindi confermata come un contesto di vita favorevole per lo sviluppo e il recupero dei bambini: una sfida per i genitori e per tutto il contesto sociale».

Foto Jorge Barahona /Unsplash

Il parto segreto, l’alternativa alle tragedie di Trieste e Settimo Torinese

Parto segretoFONTE: www.vita.it

Poche settimane fa Trieste, ora Settimo Torinese: la madre ha confessato, ha partorito in casa e gettato il neonato dal balcone. Casi drammatici. Un’alternativa c’è. In Italia ogni anno circa 300 neonati non vengono riconosciuti alla nascita e in pochi giorni sono accolti in una famiglia adottiva. L’appello è unanime: dare piena attuazione alla normativa vigente sul parto segreto e rafforzarne la conoscenza

Ha confessato la donna di Settimo Torinese: ha partorito il bambino in casa e poi l’ha gettato dal balcone, secondo piano di una palazzina. Il bambino era stato ritrovato ieri all’alba da due netturbini ed era morto poco dopo l’arrivo in ospedale. La donna ha 34 anni, è italiana, un compagno agente immobiliare e una figlia di tre anni. Interrogata dai carabinieri per tutta la notte, è crollata questa mattina all’alba. Una tragedia che lascia attoniti, a pochi giorni di distanza da un episodio per certi versi analogo, avvenuto a Trieste: anche lì una ragazza aveva partorito in casa e abbandonato il bambino nel giardino condominiale. Anche lì ci si era stupiti per la parvenza di “normalità” della famiglia, per l’assenza di un disagio conclamato. Qui c’è differenza d’età: 34 anni, un compagno e una figlia non sono la stessa cosa che 16 anni e la solitudine. Ma forse c’è lo stesso non vedere un’alternativa. E il non sapere che è possibile partorire in sicurezza – per sé e per il bambino – e in anonimato, senza lasciare traccia del proprio nome, affidando il bambino a un’adozione.

Lo aveva detto subito, all’indomani dei fatti di Trieste, la Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, Filomena Albano: «Anche i più giovani devono sapere che, anche se non si sentono pronti a diventare genitori, hanno delle alternative e possono comunque dare alla luce un neonato, che potrà vivere ed essere accolto in una famiglia che desidera crescerlo avendone la responsabilità. L’adozione è una enorme risorsa. L’Italia rispetta la volontà della madre di non essere nominata al momento del parto, nella massima riservatezza e senza giudizi colpevolizzanti, occorre diffondere la consapevolezza che esistono alternative a scelte drammatiche: le ragazze devono avere fiducia, devono chiedere aiuto e accettare aiuto, perché non sono sole».

«Non possiamo non sottolineare l’importanza di rafforzare la rete di prevenzione per scongiurare altri drammi, lavorando sulla comunicazione all’interno delle scuole, nei consultori, in tutta la rete dei servizi, per intercettare per tempo le situazioni di maggiore fragilità e per diffondere tra tutte le donne la conoscenza della legge italiana, che prevede la possibilità di tutelare il parto in anonimato in ospedale»: aveva detto Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Cosa dice la legge
La legge italiana infatti consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato (DPR 396/2000, art. 30, comma 2) affinché sia assicurata l’assistenza e anche la sua tutela giuridica. Il nome della madre rimane segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto “nato da donna che non consente di essere nominata”. Una maggiore conoscenza di questa opportunità contribuirebbe a diminuire i parti non assistiti, garantendo l’incolumità delle donne e dei bambini ed evitando gli abbandoni di neonati in luoghi non sicuri. Negli ultimi dieci anni il numero di neonati non riconosciuti alla nascita si è fortemente ridotto: erano 410 nel 2004 e sono stati 278 nel 2014, con un calo di oltre il 30%. Un calo che per Donata Nova Micucci di Anfaa può essere collegata al fatto che alcune sentenze recenti vadano nella direzione di indebolire la garanzia di anonimato, spingendo le donne a scegliere l’aborto o per l’appunto il parto in luoghi e modi infinitamente meno sicuri di un ospedale, con un aumento di infanticidi o di bimbi abbandonati in luoghi che mettono in pericolo la loro vita. «Una rilevazione effettuata da Anfaa fra il 2000 e il 2014 attesta un calo del 23% circa dei minori non riconosciuti alla nascita, come se il solo sapere che il Parlamento stava discutendo questa possibilità avesse portato le donne a fare altre scelte», ci aveva detto Micucci. Invece, con il parto in anonimato «a pochi giorni dalla nascita, il piccolo viene inserito in una famiglia adottiva, individuata dal Tribunale per i Minorenni fra quelle che hanno presentato domanda di adozione al Tribunale stesso: sono circa 300 all’anno i neonati non riconosciuti che, grazie a queste disposizioni, vengono adottati in Italia».

Cosa fare per far conoscere la legge
Per Raffaella Milano «casi come questi ci confermano l’importanza fondamentale di attivare ogni forma di attenzione nei confronti di chi vive condizioni di particolare fragilità sociale e psicologica, con il coinvolgimento attivo di insegnanti, pediatri, medici di famiglia, per diffondere ad ogni livello la conoscenza della possibilità di essere sempre assistite in ospedale durante il parto, dove si può partorire in totale anonimato, avendo la possibilità di dare alla luce il bambino in ospedale, senza l’obbligo di riconoscerlo alla nascita». Mentre Anfaa richiama l’urgente necessità che in situazioni come questa «i mezzi di informazione, oltre a stigmatizzare severamente l’accaduto, ricordino che le donne, sposate o no, comprese le extracomunitarie senza permesso di soggiorno, che non intendono riconoscere il proprio nato, hanno diritto a partorire in assoluta segretezza negli ospedali e nelle strutture sanitarie garantendo a se stesse e al neonato la necessaria assistenza e le opportune cure». Per scongiurare altri drammatici abbandoni o infanticidi, l’Anfaa ritiene indispensabile «che al più presto il Ministero della salute, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni assuma le necessarie iniziative per la piena attuazione della normativa vigente in materia di riconoscimento e non riconoscimento dei neonati e di tutela del diritto alla segretezza del parto, per promuovere campagne informative al riguardo e per l’attivazione di tavoli di lavoro multidisciplinari che vedano la partecipazione di tutti gli attori coinvolti».

 

LA BELLEZZA DI RITROVARE IL GIUSTO POSTO IN FAMIGLIA

LA BELLEZZA DI RITROVARE IL GIUSTO POSTO IN FAMIGLIA
Un approccio sistemico
di Massimiliano Babusci, a cura di Sibilla Iacopini

costellazioni-sistemiche

Una rana a suo tempo è stata girino…

Incontrando individui felici, coppie solide e armoniose, genitori soddisfatti, nonni sorridenti e amorevoli spesso ci viene un’affermazione: Chissà che bella infanzia che avranno avuto!
Per fortuna, per dirla con Erickson, non è mai troppo tardi per avere un’infanzia felice.

Oggi sempre più ci troviamo in un cambiamento che impone una velocità di apprendimento e di evoluzione mai incontrate in precedenza nella storia dell’Umanità. Il concetto stesso delle istituzioni, la famiglia per prima, sta cambiando e ci offre di acquisire importanti capacità evolutive.
Questa caratteristica dei sistemi, questa tendenza a riorganizzarsi al cambiare delle condizioni, a tendere alla sopravvivenza, ovvero l’adattività, è una possibile risposta all’abitudine innata di alcuni individui di resistere al cambiamento.

Dire ai genitori grazie, grazie per la vita e per tutto quello che mi avete dato, ora con tutto quello che ho vado nel mondo e magari incontro una donna, una compagna, e faccio una mia famiglia è un momento che fa emergere tante paure e quelli che qualcuno chiama sensi di colpa. Nella visione sistemica si dice che solo chi è colpevole può essere libero, chi vuole restare innocente spesso resta piccolo e legato energeticamente alla famiglia d’origine. Uno dei maggiori contributi dell’approccio sistemico (*) è proprio questo, il “giusto posto sistemico”, che nella famiglia d’origine è dato dall’ordine cronologico di apparizione e che poi, quando il sistema lo permette, diventa quello di un adulto, a volte in una relazione adulta, tra pari, con un compagno/a di vita. Questo dona al sistema serenità e pace alimentando un clima relazionale armonico dove i figli, i piccoli, sono liberi di vivere il proprio destino piuttosto che restare irretiti dai condizionamenti sistemici ereditati o acquisiti.
In assenza di consapevolezza infatti tendiamo a replicare situazioni, comportamenti, prospettive e pensieri sistemici, cioè che sono parte dei sistemi ai quali apparteniamo manifestando così un’altra regola sistemica e cioè che il contesto influenza fortemente i comportamenti (per non essere ancora più netti e affermare che li determina).

Assumersi la responsabilità di se stessi e della propria vita è un appuntamento che, per alcune culture, ci siamo dati, per altri forse è la ragione stessa della nostra incarnazione, la nostra missione transpersonale. Sta di fatto che arriva un momento in cui la vita ti chiede di scegliere se avere ragione o se essere felice, e spesso le due cose ci si manifestano in contrapposizione.

Scegliere tra un sistema e un altro, tra la fedeltà al sistema d’origine e l’opportunità evolutiva di esprimere tutto il proprio Essere (bio-psico-spirituale), la propria energia vitale, onorare se stessi e il posto che occupiamo nella vita è una delle questioni che più spesso ricorrono nel percorso di vita.

Ma come mai alcune persone riescono a vivere pienamente la loro vita, il loro ruolo e altre sono più intrappolate?

In questo caso si può scomodare un termine abbastanza usato in questo periodo che è la “resilienza”. Anche se originariamente viene usato in ingegneria, per definire la capacità di un corpo di tornare alla sua forma originaria dopo essere stato flesso, ora è utilizzato anche da molte altre discipline per definire, ad esempio, la capacità o lo spazio di accoglienza degli eventi, dei sentimenti, dei pensieri e tanto altro. Quindi ci sono persone dotate di resilienza in grado di manifestarsi e accogliere le eventuali disfunzioni sistemiche e altre che, semplicemente, ancora non sanno di potersi allenare in tal senso; ovviamente esclusi gli aspetti patologici. Così l’Umanità sta scoprendo che questa resilienza (non quella ingegneristica) è come un muscolo, la possiamo allenare, la possiamo sviluppare e rendere le persone più libere.
“Ciò che è espresso è impresso” è sempre più vero nell’evoluzione che l’Umanità sta avendo. Manifestare verbalmente, attraverso delle rappresentazioni sistemiche tridimensionali (vedi costellazioni familiari) o con arti espressive come il disegno, la scultura, ecc alimenta la resilienza. Come in una palestra alleniamo i muscoli, in spazi definiti possiamo allenare la resilienza, attraverso esercizi che fanno vivere l’esperienza sistemica, non necessariamente la propria, per ampliare le comprensioni su ciò che alimenta Ben-Essere individuale, di coppia, sistemico. (scopri ParentAbility, un progetto dell’autore Massimiliano Babusci)

Vivere il proprio “giusto posto”, vedersi rappresentati in un quadro, in una scultura, da un’altra persona, lasciarsi riempire d’Amore anche solo per pochi istanti, risveglia le memorie cellulari del nostro corpo (Max e Sibilla conducono insieme Ciao Mamma guarda come mi diverto!, scoprilo qui). Spesso ci indica anche la strada per poterne dare senza chiedere, senza elemosinare attenzioni, a volte anche dai più piccoli, dai nostri figli, che sono come le spie di un cruscotto, pronte a segnalare qualche potenziale avaria del sistema.

Dunque, ci sono persone felici?
Ci sono due tipi di persone: quelle felici e quelle che ancora non sanno che è possibile esserlo!
(*) L’orientamento sistemico spiega il comportamento dell’individuo focalizzandosi sull’ambiente in cui è vissuto, sulla rete di relazioni significative delle quali è parte e sulla famiglia. L’approccio sistemico ha totalmente modificato il modo di considerare il sintomo, la causa e l’intervento operando spesso anche una ridefinizione in termini relazionali.

Massimiliano Babusci è padre adottivo, imprenditore, consulente, coach, counselor e formatore. Ha creato Parentability, un percorso formativo esperienziale di introduzione alla sistemica, che si rivolge a chi intenda esplorare le relazioni con la famiglia d’origine per orientare in maniera consapevole le proprie energie rispetto alle relazioni presenti, alla vita di coppia e alla relazioni con i figli.

Insieme con Sibilla Iacopini, pittrice, counselor e live coach, conduce Ciao Mamma guarda come mi diverto!, un progetto strutturato in incontri di gruppo per lavorare coi singoli sulle fissità del rapporto coi genitori in direzione di una maggiore libertà nei rapporti di coppia. Durante gli incontri Sibilla ritrae i partecipanti (o i racconti che condividono col gruppo) in modo da offrire uno specchio ulteriore per vedersi dall’esterno e prendere consapevolezza di dove ci si trova.

Vuoi ospitare degli incontri di Ciao Mamma guarda come mi diverto! Nella tua città? Scrivi a hallo@sibillaiacopini.com

DATI E PROSPETTIVE NELLE ADOZIONI INTERNAZIONALI

DATI E PROSPETTIVE NELLE ADOZIONI INTERNAZIONALI Rapporto SUI FASCICOLI DAL 1° GENNAIO 2014 AL 31 DICEMBRE 2015

Dati e prospettive Adozioni internazionali

CLICCANDO SULL’IMMAGINE SI PUO’ LEGGERE IL RAPPORTO

Il Rapporto ha l’obiettivo di fornire un’analisi del fenomeno delle adozioni internazionali nella cornice di riferimento determinata dalla legge 184/1993 e successive modifiche a partire dai dati in possesso della Commissione per le adozioni internazionali, contenuti nei fascicoli dei minori stranieri autorizzati all’ingresso a scopo di adozione.

Il Rapporto raccoglie informazioni di carattere quantitativo e qualitativo, in grado di descrivere il profilo dei bambini stranieri adottati e delle coppie adottanti, nonché alcuni dati inerenti gli enti autorizzati e il loro intervento relativamente ai Paesi di origine.

Hanno collaborato alla realizzazione del report

Vanessa Carocci, Alessandra Jovine,

Laura Laera verso la Commissione Adozioni

Il Csm conferma di aver dato il via libera al collocamento fuori ruolo per la Presidente del Tribunale dei Minorenni di Firenze per andare ad assumere la vicepresidenza della CAI. «Il sistema italiano è un sistema forte», disse un anno fa in Commissione Giustizia, parlando di adozioni internazionali: «Si deve puntare a una collaborazione tra tutte le istituzioni che lavorano nel settore, che ciascuno faccia bene la sua parte e ci sia uno scambio di formazione-informazione»

Laura LaeraFonte: Vita

È dalle 13 che la notizia si rincorre e sui social in tanti le hanno già fatto gli auguri di buon lavoro. Ma lei, giustamente, chiede di attendere l’ufficialità: «a me non è ancora giunta alcuna comunicazione», ripete nel corso del pomeriggio. Alla fine l’ufficialità arriva dal CSM: il plenum nel pomeriggio ha dato il via libera alla messa in fuori ruolo di Laura Laera, per andare ad assumere la presidenza della Commissione Adozioni Internazionali (qui il comunicato stampa arrivato in serata, che parla di Laura Laera come «destinata a ricoprire l’incarico di vice presidente della commissione per le adozioni internazionali, su nomina della Presidenza del Consiglio dei Ministri»). Un passaggio obbligato, preliminare alla nomina vera e propria, che in questo momento – lo precisiamo – ancora non c’è e che dovrà arrivare dal Consiglio dei Ministri. Sarà quindi ancora un magistrato a guidare la CAI: Laura Laera succederà a Silvia Della Monica, il cui mandato triennale è giunto a scadenza lo scorso febbraio. Un passaggio di testimone che in queste settimane è stato accompagnata da molte polemiche.

Nata a Milano nel 1949, magistrato dal 1978, Laura Laera dal 2012 è presidente del Tribunale per i Minorenni di Firenze, dopo aver lavorato per più di venticinque anni al Tribunale per i Minorenni di Milano: una lunga carriera di magistrato, con una competenza specifica sull’infanzia. Nel 2000-2001 ha partecipato all’unica ricerca fatta dalla Commissione per le adozioni internazionali sui fallimenti adottivi. Dal 2009 al 2011 è stata presidente dell’Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia (AIMMF). È sposata con Francesco Greco, procuratore capo di Milano.

Nella delibera del CSM si ripercorrono i passaggi che hanno portato alla collocazione fuori ruolo di Laera. Tutto ha inizio il 6 marzo, quando «il Ministro della Giustizia, in relazione alla nota datata 16.2.2017 del Presidente del Consiglio dei Ministri, ha chiesto il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura della dott.ssa Laura Laera […] per essere nominata Vicepresidente della Commissione per le adozioni internazionali». Nel vaglio della richiesta – scrive il CSM – «per un verso va valutato l’apporto che la dott.ssa Laera può fornire alla Commissione, sulla base di una esperienza consolidata e poliedrica nella giurisdizione, per l’altro, egualmente necessario – che fa riferimento alla crescita professionale del singolo magistrato destinato alla funzione “non giudiziaria” – sembra evidente, alla luce dei parametri interpretativi enucleati, che tale connotazione sia assolutamente sussistente nell’ipotesi della richiesta riferita alla dott.ssa Laera». Nelle scorse settimane il Consiglio Giudiziario di Firenze aveva espresso parere contrario al collocamento fuori ruolo della dott.ssa Laera: la delibera odierna riferendo di quel parere parla chiaramente di un diniego legato a motivi concernenti la carenza di organico al Tribunale per i minorenni di Firenze.

Ma chi è Laura Laera? Nel 2006, a un convegno dell’AIMMF, ricordò così l’inizio della sua carriera: «quando sono arrivata al Tribunale dei Minorenni di Milano, nel 1986, non avevo neppure idea di cosa significasse essere un giudice dei minori specializzato. Probabilmente non avevo neppure un’idea, se non vaga, del tipo di lavoro che mi sarei trovata ad affrontare, come del resto la maggior parte dei miei colleghi ordinari e credo della così detta gente comune. Ero in magistratura da sette anni, di cui sei passati all’ufficio istruzione. Ciò che mi aveva spinto a chiedere il trasferimento al TM era il desiderio di capire cosa stava dietro alle storie di ordinaria delinquenza che avevo conosciuto come giudice istruttore. Rapinatori, assassini, truffatori, mi incuriosivano come persone e mi domandavo ormai sempre più di frequente cosa li avesse spinti sulla strada della devianza. Spesso trasparivano dagli atti processuali e dagli interrogatori storie personali e famigliari disastrose e condizioni di disagio sociale accentuato. Insomma volevo capire quale era stato il loro percorso evolutivo». Negli stessi anni, intervistata dagli studenti del Centro di Servizio di Ateneo per l’Orientamento allo Studio e alle Professioni dell’Università di Milano, disse che il suo «è un lavoro che richiede un certo grado di maturità ed equilibrio. Anche se non è indispensabile, credo che non guasti aver fatto un training psicoanalitico. Io sconsiglierei questo ufficio ai giudici di prima nomina. Secondo me è meglio arrivare qui dopo aver acquisito un’esperienza precedente nel campo giudiziario. È un lavoro vario, a continuo contatto con l’utenza, quindi poco formale e molto immediato. È un’attività molto arricchente ma molto pesante, soprattutto dal punto di vista emotivo: non è facile decidere di allontanare i bambini dalla loro famiglia, dichiarare le adozioni, gestire un’utenza che è molto complessa. Abbiamo un’utenza molto sofferente, appartenente ad un mondo che quanti non abbiano mai avuto a che fare con un lavoro socialmente utile non immaginano neanche possa esistere. Si tratta quindi di un lavoro molto particolare, che a me piace molto».

Un mese fa il Tribunale dei Minorenni di Firenze, da lei guidato, per la prima volta in Italia ha riconosciuto l’adozione di due bambini da parte di due uomini, cittadini italiani ma residenti nel Regno Unito. I giudici di Firenze hanno disposto la trascrizione anche in Italia dei provvedimenti emessi dalla Corte britannica: ai bambini viene così riconosciuto lo status di figli e la cittadinanza italiana.

Nel maggio 2016 Laura Laera fu audita in Commissione Giustizia nell’ambito della indagine conoscitiva sulla riforma della legge 184 (qui lo stenografico). Qui ha toccato senza reticenza tutti i temi caldi delle adozioni. «Ci si domanda se sia ancora un sistema valido e attuale per i nostri tempi», ha esordito: «bisogna dire che la legge n. 184 del 1983 si fondava sulla famiglia legittima. Il fulcro dell’adozione così come è stata immaginata dal legislatore dell’epoca aveva come suo tema centrale la difesa della famiglia legittima» e che «l’adozione in casi particolari è stata ipotizzata come valvola di sicurezza per tutte quelle situazioni che non potevano rientrare nell’adozione legittimante e che pure erano già presenti all’epoca, anche se in minor numero rispetto a ora. In quel modo si consentiva anche ad altri bambini che non potevano rientrare in quella categoria di mantenere rapporti che magari avevano consolidato già con altre persone non coniugate, quindi anche coppie di fatto, anche single». E ancora: «Capisco le posizioni di alcuni, che sono sulla difensiva rispetto alla famiglia legittima. È del tutto comprensibile, perché è un modello che abbiamo introiettato. I modelli culturali richiedono diversi anni per evolversi e modificarsi. Anche noi giudici, che lavoriamo su questi temi da tanti anni, abbiamo le nostre difficoltà. Quello che si cerca di fare, o almeno che io cerco di fare, è di non avere un approccio ideologico. Il giudice deve lasciare da parte qualunque approccio ideologico sulla materia famiglia, deve affrontare la casistica che gli si presenta di volta in volta con un approccio laico, deve verificare nel caso concreto quale sia la normativa applicabile nel rispetto dell’interesse del minore. Credo che questo sia l’approccio».

I modelli culturali richiedono diversi anni per evolversi e modificarsi. Quello che si cerca di fare, o almeno che io cerco di fare, è di non avere un approccio ideologico. Il giudice deve lasciare da parte qualunque approccio ideologico sulla materia famiglia, deve affrontare la casistica che gli si presenta di volta in volta con un approccio laico, deve verificare nel caso concreto quale sia la normativa applicabile nel rispetto dell’interesse del minore. Credo che questo sia l’approccio
Ricerca delle origini
Sulla ricerca delle origini parlò di quattro mamme che il Tribunale ha contattato su richiesta di figli che avrebbero voluto conoscerle, «tutte e quattro hanno revocato l’anonimato e ci hanno anche ringraziato. Lo dico per tutti quelli che avevano espresso, comprensibilmente, il timore di sconvolgere la vita di queste donne a distanza di così tanto tempo. Non solo non sono state sconvolte, ma hanno accolto questo nostro approccio, naturalmente avvenuto con tutte le delicatezze, il garbo e le attenzioni possibili, ringraziandoci».

Stepchild adoption
Sulla stepchild adoption disse che «l’articolo 44 non distingue il sesso o il genere delle persone, parla di persone che possono adottare. L’interpretazione che si è sviluppata nel corso degli anni ha consentito, sia alle coppie di fatto di adottare bambini ai sensi dell’articolo 44, comma 1, lettera a), in alcuni casi c) e d), sia anche alle persone singole. Capite che il passo è breve. Quando si è presentato il caso delle famiglie arcobaleno c’è stata un’interpretazione che ha consentito l’adozione in casi particolari per il figlio del compagno»… «non si tratta di un’interpretazione così nuova ma che viene da lontano, affrontata in diverse sedi dalla giurisprudenza», «ovviamente sono adozioni che richiedono un giudizio caso per caso, quindi la funzione giudiziaria è fondamentale, non deve esserci automatismo in nessun tipo di adozione, ma questa deve essere lasciata alla valutazione del singolo caso concreto».

Adozione internazionale
«Stiamo molto attenti a parlare di adozioni internazionali più facili e veloci», fu la prima affermazione di Laura Laera in quell’audizione affrontando il capitolo delle adozioni internazionali. Perché «in realtà, l’adozione internazionale non è un istituto facile». I tempi di attesa sono come «un tempo di gestazione», «utili anche alla maturazione della coppia, che quando si avvicina al mondo dell’adozione deve compiere un percorso. Adottare non è proprio come divenire genitori di un figlio naturale, è un’altra cosa, più complessa».
Il decreto di idoneità a suo parere va mantenuto, «non sarei così tranquilla nel pensare che sia sufficiente fare la domanda per poi essere presi in carico da un ente per la ricerca del bambino all’estero. Tenete presente che, ottenuta l’idoneità ad adottare, circa il 30% delle coppie non attiva il decreto di idoneità, si perde nel percorso. Questo percorso serve anche a far acquisire ad alcune persone la consapevolezza che forse non è proprio quello che cercavano», giacché «penso che non tutte le coppie possano adottare, ma lo pensano anche le coppie».
A proposito dei fallimenti adottivi (numeri «modesti ma dolorosi») ha citato il caso successo in Toscana di «un bambino africano adottato da una famiglia toscana, presentato come un bimbo orfano, accompagnato da una zia all’aeroporto, e poi si scopre che non era affatto orfano, che quella zia era la mamma e che questo bambino è venuto in Italia convinto di venire qui in affido per studiare, giocare a pallone e poi tornare al suo Paese. Quest’adozione ha dato luogo a una restituzione. Ve lo racconto per dirvi che l’adozione internazionale è un percorso complesso, che richiede grande professionalità da parte di tutti gli enti preposti».

Si deve puntare a una collaborazione tra tutte le istituzioni che lavorano in questo settore, che ciascuno faccia bene la sua parte e ci sia uno scambio di formazione-informazione anche culturale tra noi, come è sempre stato.
Il futuro
Il sistema della adozioni internazionali italiano per Laura Laera è «un sistema forte»: all’estero il fatto che ci sia un controllo giurisdizionale viene percepito come un «certificato di garanzia», tanto che «siamo il secondo Paese nel mondo per ingressi di minori e direi il primo visto che il primo sono gli Stati Uniti d’America». In futuro «si deve puntare a una collaborazione tra tutte le istituzioni che lavorano in questo settore, che ciascuno faccia bene la sua parte e ci sia uno scambio di formazione-informazione anche culturale tra noi, come è sempre stato. Noi abbiamo formato i servizi, e mi riferisco al Tribunale per i minorenni, che prima della riforma era l’unico che faceva la selezione delle coppie. Abbiamo formato, quindi, i servizi, che hanno formato gli enti. È un cerchio, tagliare pezzi del quale credo possa essere pericoloso».

In foto da destra Laura Laera, Presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze con la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano e Alessandra Maggi, Presidente dell’Istituto degli Innocenti.

 

IL NUOVO ORDINE LIBERALE CREA SOLITUDINE: ECCO COSA STA FACENDO A PEZZI LA NOSTRA SOCIETÀ

ordine-liberale

Fonte: vocidallestero.it

Si parla spesso delle disastrose conseguenze del liberismo per l’economia, oggi sotto gli occhi di tutti in Europa. George Monbiot in questo articolo su The Guardian mostra più ampiamente i risultati dell’ideologia neoliberale, che esalta la competizione e l’individualismo: il dilagare della malattia psichica. Per l’uomo, come per tutti i mammiferi sociali, il benessere è indissolubilmente legato alle relazioni con i suoi simili. Una visione del mondo che in ultima istanza produce solitudine, provoca sofferenze che oggi sfociano in una vera e propria epidemia di disturbi mentali.

di George Monbiot, 12 ottobre 2016

Un’epidemia di malattie mentali sta distruggendo mente e corpo di milioni di persone. È arrivato il momento di chiederci dove stiamo andando e perché.

Quale maggiore atto d’accusa potrebbe esserci, per un sistema, di una epidemia di malattie mentali? Eppure problemi come ansia, stress, depressione, fobia sociale, disturbi alimentari, autolesionismo e solitudine oggi si abbattono sulle persone in tutto il mondo. Le recenti, catastrofiche statistiche sulla salute mentale dei bambini in Inghilterra riflettono una crisi globale.

Ci sono una moltitudine di ragioni secondarie per spiegare questo disagio, ma a me sembra che la causa di fondo sia ovunque la stessa: gli esseri umani, mammiferi estremamente sociali, i cui cervelli sono cablati per rispondere agli altri, sono stati scorticati. I cambiamenti economici e tecnologici in questo svolgono un ruolo importante, ma lo stesso vale per l’ideologia. Benché il nostro benessere sia indissolubilmente legato alla vita degli altri, ci viene spiegato da ogni parte che il segreto della prosperità è nell’egoismo competitivo e nell’individualismo estremo.

In Gran Bretagna, uomini che hanno passato tutta la loro vita in circoli privilegiati – a scuola, all’università, al bar, in Parlamento – ci insegnano che dobbiamo sempre camminare con le nostre gambe. Il sistema dell’ istruzione diventa ogni anno più brutalmente competitivo. Trovare lavoro è una lotta all’ultimo sangue con una massa di altri disperati che inseguono i sempre meno posti disponibili. I moderni sorveglianti dei poveri attribuiscono a colpe individuali la loro situazione economica. Gli incessanti concorsi televisivi alimentano aspirazioni impossibili come le opportunità reali.

Il vuoto sociale è riempito dal consumismo. Ma, lungi dal curare la malattia dell’isolamento, questo intensifica il confronto sociale, al punto che, dopo aver consumato tutto quello che c’era da consumare, iniziamo ad avventarci su noi stessi. I social media ci uniscono ma anche ci dividono, consentendoci di quantificare con precisione la nostra posizione sociale, e di constatare che altre persone hanno più amici e seguaci di noi.

Come Rhiannon Lucy Cosslett ha brillantemente documentato, le ragazze e le giovani donne modificano abitualmente le foto che pubblicano per sembrare più levigate e sottili. Alcuni telefoni lo fanno perfino automaticamente, basta attivare l’impostazione “bellezza”; così ci si può trasformare anche da soli in modelli di magrezza da inseguire. Benvenuti nella distopia post-hobbesiana: una guerra di tutti contro se stessi.

C’è da stupirsi, in questa solitudine interiore, in cui il contatto è stato sostituito dal ritocco, se le giovani donne stanno annegando nel disturbo mentale? Una recente indagine condotta in Inghilterra suggerisce che tra i 16 e i 24 anni una donna su quattro si è autoinflitta una ferita, e uno su otto oggi soffre di disturbo da stress post-traumatico. Ansia, depressione, fobie o disturbo ossessivo-compulsivo colpiscono il 26% delle donne in questa fascia di età. Dati di questo tipo assomigliano da vicino a una crisi di salute pubblica.

Se la frammentazione sociale non è presa in seria considerazione, come si prende sul serio una gamba rotta, è perché non possiamo vederla. Ma i neuroscienziati possono. Una serie di affascinanti articoli suggerisce che il dolore sociale e il dolore fisico sono elaborati dagli stessi circuiti di neuroni. Questo potrebbe spiegare perché in molte lingue è difficile descrivere l’impatto della rottura dei legami sociali senza ricorrere alle parole che usiamo per indicare dolore fisico e lesioni. Negli esseri umani come negli altri mammiferi sociali il contatto sociale riduce il dolore fisico. Questo è il motivo per cui abbracciamo i nostri figli quando si fanno male: l’affetto è un potente analgesico. Gli oppioidi alleviano sia l’agonia fisica sia l’angoscia della separazione. Forse questo spiega il legame tra isolamento sociale e tossicodipendenza.

Alcuni esperimenti riassunti sulla rivista Physiology & Behaviour il mese scorso suggeriscono che, data la possibilità di scegliere tra dolore fisico o isolamento, i mammiferi sociali scelgono il primo. Alcune scimmie cappuccino prive di cibo e tenute in isolamento per 22 ore, prima di mangiare si sono riunite alle loro compagne. I bambini che sono trascurati dal punto di vista emotivo, secondo alcuni studi, subiscono peggiori conseguenze per la salute mentale rispetto ai bambini che soffrono sia trascuratezza emotiva sia violenza fisica: per quanto orribile, la violenza comporta essere notati e toccati. L’autolesionismo è spesso usato come tentativo di alleviare la sofferenza: un’altra indicazione che il dolore fisico è meno terribile del dolore emotivo. Come il sistema carcerario sa fin troppo bene, una delle forme più efficaci di tortura è proprio l’isolamento.

Non è difficile capire quali potrebbero essere le ragioni evolutive per la presenza del dolore sociale. La sopravvivenza tra i mammiferi sociali è notevolmente più alta quando sono fortemente legati al resto del branco. Sono gli animali isolati ed emarginati che hanno più probabilità di essere attaccati dai predatori, o morire di fame. Così come il dolore fisico ci protegge dai danni fisici, il dolore emotivo ci protegge dai danni sociali. Ci spinge a ricostruire connessioni. Ma per molte persone è diventato quasi impossibile.

Non è sorprendente che l’isolamento sociale sia fortemente associato alla depressione, al suicidio, all’ansia, all’insonnia, alla paura e alla sensazione di essere minacciati. È più sorprendente scoprire la gamma di malattie fisiche che provoca o aggrava. Demenza, ipertensione, malattie cardiache, ictus, abbassamento della resistenza ai virus, perfino gli incidenti sono più comuni tra le persone sole. La solitudine ha un impatto sulla salute fisica paragonabile al fumare 15 sigarette al giorno: sembra aumentare il rischio di morte prematura del 26%. Questo in parte è perché la solitudine aumenta la produzione dell’ormone dello stress, il cortisolo, che deprime il sistema immunitario.

Studi condotti su animali e sull’uomo suggeriscono che mangiare sia motivo di conforto: l’isolamento riduce il controllo dell’impulso, portando all’obesità. Visto che le persone situate nella parte più bassa della scala socioeconomica sono anche quelle più a rischio di soffrire di solitudine, questa potrebbe essere una delle spiegazioni per il forte legame tra basso livello economico e obesità?

Chiunque può rendersi conto che qualcosa di molto più importante della maggior parte dei problemi di cui ci si preoccupa è andato storto. Ma allora, perché siamo così impegnati in questa frenesia che distrugge il mondo e si autoannienta, devastando l’ambiente e riducendo in pezzi le società, se tutto ciò che produce è un dolore insopportabile? Questo problema non dovrebbe essere considerato il più scottante nella vita pubblica?

Ci sono enti di beneficenza meravigliosi che fanno quello che possono per lottare contro questa marea, con alcuni dei quali ho intenzione di lavorare come parte del mio progetto contro la solitudine. Ma per ogni persona aiutata, molte altre vengono spazzate via.

Non basta una risposta politica per tutto questo. Ci vuole qualcosa di molto più grande: ripensare un’intera visione del mondo. Di tutte le fantasie degli esseri umani, l’idea che ce la si possa fare da soli è la più assurda e forse la più pericolosa. O restiamo uniti o andiamo in pezzi.

Punti di leva: dove intervenire in un sistema

Punti di leva: dove intervenire in un sistema

L’articolo del 1999 di Donella Meadows sui “punti leva”, i punti su cui intervenire nei sistemi, è un classico della dinamica dei sistemi. Sebbene sia stato pubblicato in inglese da oltre dieci anni, sembra che fino ad oggi nessuno si sia preso la briga di tradurlo in italiano. Allora, eccolo qui su “Effetto Cassandra,” grazie al lavoro di Massimiliano Rupalti e Laura Rugnone.

Se avete un’oretta da dedicare a questo articolo, provate a leggerlo con attenzione perché è un piccolo gioiello. Profondo e leggero allo stesso tempo; è un distillato di cose che tutti dovremmo già sapere ma che non ci rendiamo conto di sapere. E’ un’esplorazione della vita, dell’esistenza, della complessità, del come cercare il cambiamento in un mondo che, testardamente, lo rifiuta a priori, pur proclamandolo a voce alta tutti i giorni. Non è facile cercare il cambiamento ma, come nel viaggio l’importante non è la meta, ma il viaggiare, nel cambiamento, non è importante cosa si cambia, ma il cambiare. (U.B.)

donella

Leverage Points: Places to intervene in a system

di Donella H. Meadows
Pubblicato da Sustainability Insitute, 1999
(traduzione di Massimiliano Rupalti e Laura Rugnone)

Quelli che fanno analisi di sistema (“system analysis”) hanno una grande fiducia nei “punti di leva”. Questi sono luoghi in un sistema complesso (una ditta, un’economia, un corpo vivente, una città, un ecosistema) dove un piccolo spostamento di un dettaglio può provocare grandi cambiamenti in tutto il sistema.

Questa idea non è limitata all’analisi dei sistemi – è parte delle leggende più comuni: la pallottola d’argento, la cura miracolosa, il passaggio segreto, l’eroe o il cattivo solitario che cambia il corso della storia. Il modo quasi senza sforzo per passare attraverso o saltare enormi ostacoli. Non solo vogliamo credere che esistano i punti leva, vogliamo sapere dove sono e come metterci le mani sopra. I punti leva sono punti di potere.

La comunità dei sistemi sa molte cose sui punti di leva. Coloro fra di noi che si sono formati col grande Jay Forrester al MIT, hanno imparato da una delle sue storie preferite. “La gente sa intuitivamente dove si trovano i punti sui quali far leva. Più di una volta ho fatto un’analisi di una ditta e ho capito dove c’era un punto di leva. Poi sono andato in quella ditta e ho scoperto che tutti lo stavano spingendo nella direzione sbagliata!”

L’esempio classico di questa intuizione al contrario è stato il primo modello del mondo di Forrester. Interrogato dal Club di Roma per mostrare come siano legati e come potrebbero essere risolti i grandi problemi globali di povertà e fame, distruzione ambientale, esaurimento delle risorse, degrado urbano e disoccupazione, Forrester è venuto fuori con un punto di leva chiaro: la crescita. [1]. Non soltanto la crescita della popolazione ma la crescita economica. La crescita ha costi e benefici ma solitamente consideriamo i costi – tra i quali ci sono la povertà e la fame, distruzioni ambientali eccetera – l’intera lista di problemi che proviamo a risolvere con la crescita! Ciò di cui c’è bisogno è una crescita più lenta e in alcuni casi, nessuna crescita o una crescita negativa.

I leaders del mondo hanno trovato nella crescita economica la risposta, praticamente, a tutti i problemi ma stanno spingendo con tutte le loro forze la leva nella direzione sbagliata.

Un altro classico di Forrester era il suo studio sulle dinamiche urbane, pubblicato nel 1969, che dimostrava che gli alloggi sovvenzionati a basso reddito sono un punto di leva [2]. Meno ce ne sono e meglio sta la città – anche la gente a basso reddito nella città. Questo perché gli alloggi sovvenzionati, senza un impegno equivalente nella creazione di lavoro per gli abitanti, sconvolgono gravemente il rapporto occupazione/alloggi di una città, incrementando in effetti la disoccupazione, i costi del welfare e la disperazione. Questo modello venne fuori quando la politica nazionale ordinava massicci progetti di alloggi a basso costo. Forrester fu deriso. Adesso quei progetti si stanno demolendo, di città in città. Forrester aveva ragione.

Anti-intuitivo. Questo è il termine usato da Forrester per descrivere i sistemi complessi. I punti di leva non sono intuitivi. O se lo sono, intuitivamente li usiamo al contrario, sbagliando sistematicamente qualunque problema stiamo tentando di risolvere.

Gli analisti dei sistemi che conosco non hanno inventato nessuna formula rapida o facile per trovare i punti di leva. Quando studiamo un sistema, solitamente impariamo dove sono i punti di leva. Ma un nuovo sistema che non abbiamo mai incontrato? Bene, le nostre intuizioni non sono ben sviluppate. Dateci alcuni mesi o anni per fare un’elaborazione e lo risolveremo. E sappiamo, da triste esperienza, che a causa della controintuizione, quando scopriamo i punti di leva di un sistema quasi nessuno ci crederà. Molto frustrante specialmente per quelli di noi che non desiderano soltanto comprendere i sistemi complessi ma rendere il mondo migliore.

Così un giorno, ero a un meeting su come rendere migliore il mondo – in realtà era un meeting su come il nuovo regime commerciale globale, NAFTA e GATT e la World Trade Organization, stia probabilmente peggiorando il modo di funzionare del mondo. Cominciai a bollire. “Questo è un nuovo sistema gigantesco che questi stanno inventando!” Mi dissi. ”Non hanno la minima idea di come si comporterà questa struttura complessa”, mi auto-risposi. “E’ quasi certamente un esempio di puntare il sistema nella direzione sbagliata – punta alla crescita, crescita a qualsiasi prezzo!! E riguardo ai sistemi di controllo che questi simpatici liberali stanno discutendo per combattere la crescita, – piccoli aggiustamenti di parametro, deboli circuiti di feedback negativi – sono troppo deboli”.

Immediatamente senza sapere del tutto quanto stesse accadendo, mi alzai, avanzai verso la lavagna a fogli mobili tirai fuori una pagina pulita e scrissi:

_____________________________________

Aree per intervenire in un Sistema

(in ordine crescente di efficacia)

9) Costanti, parametri, numeri (sussidi, tasse, norme)

8) Regolazione dei circuiti di feedback negativi

7) Guidare i circuiti di feedback positivi

6) Flussi di materiale e punti di intersezione

5) Flussi di informazione

4) Le regole del sistema (incentivi, punizioni, costrizioni)

3) La distribuzione di potere sulle regole del sistema

2) Gli obiettivi del sistema

1) L’atteggiamento mentale o lo schema ideale – i suoi obiettivi, la struttura di potere, le regole, la sua cultura – con cui il sistema si presenta

Tutti quanti al meeting batterono la palpebre stupiti. E’ brillante! Qualcuno disse. “Huh?” disse qualcun altro.

Capii che dovevo dare molte spiegazioni.

Avevo anche diverse cose da pensare. Come per tutte le cose che mi vengono fuori quando sono in ebollizione mentale, questa lista non era del tutto ben ragionata. Appena iniziai a condividerla con altri, specialmente con gli analisti di sistema che avevano le loro liste e con gli attivisti che volevano attivare immediatamente la loro lista, mi sono arrivate domande e commenti che mi hanno fatto ripensare, aggiungere e cancellare punti, cambiare l’ordine, aggiungere avvertimenti.

Tra un minuto rivedremo la lista finale, spiegherò i termini e farò esempi ed eccezioni. Il motivo di questa introduzione è collocare la lista in un contesto di umiltà e lasciare posto alla sua evoluzione. Ciò che scaturì in me quel giorno fu estratto da decenni di analisi rigorose di tanti tipi differenti di sistema fatte da tante persone intelligenti. Ma i sistemi complessi sono, beh, complessi. E’ pericoloso generalizzare. Quindi quello che state per leggere è un lavoro ancora in gestazione. Non è una semplice formula garantita per trovare i punti di leva. Piuttosto è un invito a pensare più ampiamente ai tanti modi in cui si può cambiare un sistema.

Qui, “nella luce di un alba più fredda”, c’è la lista rivista:

Punti dove intervenire in un Sistema(in ordine crescente di efficacia)

12) Costanti, parametri, numeri (come i sussidi, le tasse, le norme)

11) Le dimensioni dei buffer e altri stock stabilizzatori, rispetto ai loro flussi

10) La struttura del capitale e dei flussi materiali (come reti di trasporto, le fasce d’età della popolazione)

9) I ritardi per quanto riguarda la velocità di cambiamento del sistema.

8) Il potere dei circuiti di feedback negativi rispetto agli effetti che provano a contrastare

7) Il guadagno dei circuiti di feedback positivi

6) La struttura dei flussi di informazione (chi ha e chi non ha accesso a qualunque tipo di informazione)

5) Le regole del sistema (come incentivi,punizioni, vincoli)

4) Il potere di aggiungere, cambiare, evolvere o auto-organizzare la struttura del sistema

3) Gli obiettivi del sistema

2) L’atteggiamento mentale o lo schema ideale – i suoi obiettivi, la struttura, le regole, i ritardi, i modelli – con cui il sistema si presenta

1) Il potere di andare al di là dei modelli.
Per spiegare il concetto di parametri, stock, ritardi, flussi, feedback, eccetera, devo cominciare con un diagramma fondamentale
(inflows: flussi verso l’interno, outflows: flussi verso l’esterno, State of the system: stato del sistema, perceived state: stato percepito, discrepancy: discrepanza, goal: traguardo

Lo stato del sistema è qualsiasi stock importante: la quantità di acqua nel bacino di una diga, la quantità di legno che si può raccogliere da una foresta, numero di persone in una popolazione, soldi in banca, qualsiasi cosa. Gli stati del sistema sono, di solito, degli stock fisici, ma potrebbero essere altrettanto bene non materiali: autostima, grado di fiducia nei pubblici ufficiali, sicurezza percepita in un quartiere, eccetera.

Ci sono di solito dei flussi verso l’interno che aumentano lo stock, e flussi verso l’esterno che lo riducono. I depositi aumentano i fondi in banca, ritirare i soldi li diminuiscono. Il flusso del fiume e la pioggia aumentano la quantità di acqua nel bacino di una diga; l’evaporazione e lo scarico attraverso i condotti di uscita la diminuiscono. Nascite e immigrazione aumentano la popolazione, morti e emigrazione la diminuiscono. La corruzione riduce la fiducia nei pubblici ufficiali, l’esperienza di un governo che funziona l’aumenta. Fino a che questa parte del sistema consiste di entità fisiche, queste obbediscono le leggi di conservazione e di accumulazione. Potete capire rapidamente la dinamica del sistema se potete capire una vasca da bagno con un po’ di acqua all’interno (lo stock, lo stato del sistema) insieme a un rubinetto e uno scarico. Se il flusso d’acqua nella vasca e maggiore del flusso allo scarico, il livello dell’acqua cresce gradualmente. Se il flusso allo scarico è maggiore di quello dal rubinetto, allora il livello scende. La lenta risposta del livello dell’acqua a quelle che potrebbero essere delle rapide fluttuazione delle valvole di ingresso e di uscita è una cosa tipica. Ci vuole tempo per accumulare i flussi negli stock, proprio come ci vuole del tempo per riempire o svuotare la vasca. I cambiamenti poltici richiedono tempo per mostrare i loro effetti.

Il rimanente del diagramma mostra come l’informazione cambia i flussi e di conseguenza i livelli degli stock. Se state per farvi un bagno, avete in mente un certo livello desiderato dell’acqua (il vostro obbiettivo). Chiudete lo scarico, aprite il rubinetto e aspettate che l’acqua raggiunga il livello scelto (fino a che la discrepanza fra l’obbiettivo e lo stato percepito del sistema non raggiunge lo zero). A questo punto, chiudete il rubinetto. Se cominciate a entrare nella vasca e scoprite che avete sottostimato il vostro volume e state per far debordare l’acqua, potete aprire lo scarico per un po, finché l’acqua non raggiunge il livello desiderato.

Questi sono due feedback negativi (o “retroazioni negative”), uno controlla il flusso in ingresso, l’altro il flusso in uscita, ognuno dei quali (o entrambi) può essere usato per portare il livello dell’acqua al valore desiderato. Notate che il valore desiderato e le connessioni di feedback non sono visibili nel sistema. Se foste un extraterrestre che cerca di capire come mai la vasca si riempie e si svuota, ci vorrebbe un certo tempo prima di capire che c’è un valore desiderato invisibile e un sistema di misura della discrepanza nella testa della creatura che aziona i rubinetti. Ma se ci lavorate sufficientemente a lungo, lo scoprirete.

Molto facile, fino ad ora. Adesso, supponiamo di avere due rubinetti e che cerchiate anche di regolare il sistema per un altro stato: quello della temperatura. Supponete che il flusso di acqua calda sia connesso a una caldaia in cantina, quattro piani più in basso, cosicché non risponde immediatamente. E che vi state guardando nello specchio senza fare troppa attenziona al livello dell’acqua. Ora, il sistema diventa complesso, realistico, e interessante.

Mentalmente trasformate la vasca nel vostro conto corrente. Fate assegni, depositi, aggiungete un rubinetto che continua a gocciolare dentro un piccolo interesse e uno scarico speciale che succhia il vostro saldo anche più a secco, se va a secco. Collegate il vostro conto corrente a mille altri e lasciate che le banche facciano prestiti in funzione dei vostri depositi oscillanti e combinati. Collegate un migliaio di quelle banche in un sistema centrale federale. Iniziate a vedere come capitali e flussi semplici sigillati insieme rendono i sistemi troppo complicati da comprendere.

Questa è la ragione per cui i punti di leva non sono intuitivi. Ed è abbastanza per quanto riguarda la teoria dei sistemi che possiamo passare alla lista.
12. COSTANTI, PARAMETRI, NUMERI

I “parametri” nel gergo dei sistemi, sono i numeri che determinano quanto una differenza negli stock cambia il flusso nei rubinetti. Forse il rubinetto gira male e ci vuole un po’ per far scorrere l’acqua o chiuderla. Forse lo scarico è bloccato e permette solo un piccolo flusso, non importa come si apre. Forse il rubinetto può erogare acqua con la forza di un idrante. Queste considerazioni sono una questione di numeri, alcuni dei quali sono fisicamente bloccati ed immodificabili, ma molti dei quali sono punti di intervento comuni.

Considerate il debito nazionale. E’ un recipiente negativo, un buco che fa sparire i soldi. La velocità annuale con cui perde soldi è detta deficit. Le entrate delle tasse fanno diminuire il deficit, le spese che fa il governo lo fanno aumentare. Il Parlamento ed il Presidente spendono la maggior parte del loro tempo discutendo sui tanti e tanti parametri che aprono e chiudono i rubinetti delle tasse e le perdite di spesa. Giacché quei rubinetti e quelle perdite sono collegati a noi, gli elettori, sono parametri politicamente importanti. Ma, nonostante i fuochi d’artificio, e non importa quale partito sia in carica, il buco dove vanno a finire soldi diventa sempre più profondo, cambia solo la velocità di sparizione (e anche se, come nel 1999, i partiti stavano discutendo come spendere un “surplus” inesistente).

Per migliorare l’inquinamento dell’aria che respiriamo, il governo ha stabilito dei parametri detti “norme di qualità dell’aria dell’ambiente”. Per mantenere alcune riserve di bosco (o alcuni flussi di denaro alle compagnie di taglio e trasporto di tronchi d’alberi) stabilì “tagli annuali consentiti”. Morale della favola: i gruppi industriali regolano parametri come i salari ed il prezzo dei prodotti, con un occhio al livello nella loro vasca di profitti.

La quantità di territorio che mettiamo al riparo per conservarlo. Il salario minimo. Quanto spendiamo nella ricerca per l’AIDS o per i bombardieri invisibili. Le spese che la banca prende dal vostro conto. Tutti questi sono parametri, aggiustamenti dei rubinetti. Così, incidentalmente, lo è l’atto di licenziare delle persone ed assumerne altre, inclusi i politici. Mettere mani differenti sui rubinetti potrebbe cambiare la velocità alla quale girano i rubinetti ma se ci sono gli stessi vecchi rubinetti, saldati nello stesso vecchio sistema e manovrati seguendo le stesse vecchie informazioni, obiettivi e regole, il sistema non cambierà tanto. Eleggere Bill Clinton è stato certamente diverso che eleggere Bob Dole, ma non così differente, dato che ogni presidente è collegato allo stesso sistema politico.

I parametri sono i punti leva meno efficaci nella mia lista di interventi. Trafficare con i dettagli, mettere a posto le sedie a sdraio sul ponte del Titanic. Probabilmente il 90% – no il 95% – no il 99% della nostra attenzione va ai parametri, ma non hanno molta leva.

Non che i parametri non siano importanti. Possono esserlo a breve termine e per coloro che sono direttamente coinvolti nel flusso che ne deriva. La gente si interessa profondamente ai parametri e combatte battaglie feroci per loro. Ma raramente cambiano il comportamento. Se il sistema è cronicamente stagnante, i cambiamenti di parametro occasionalmente lo rilanciano. Se è troppo variabile, generalmente non lo stabilizzano. Se cresce a dismisura, non lo frenano.

Qualunque limite mettiamo ai contributi elettorali, questo non rende la politica pulita. La Federal Reserve pasticcia in continuazione con il tasso di interesse, ma questo non ha eliminato i cicli economici (dimentichiamo sempre la realtà durante le riprese economiche e siamo scioccati, scioccati dai cali). Dopo decenni di norme fra le più severe al mondo contro l’inquinamento dell’aria, l’aria di Los Angeles è meno sporca, ma non è pulita. Spendere di più per la polizia non fa sparire il crimine.

Siccome sto per fare degli esempi in cui i parametri sono punti di leva, fatemi inserire un avvertimento importante qui. I parametri diventano punti di leva quando entrano in un dominio che può dare il via a uno dei punti successivi in questa lista. I tassi di interesse, per esempio, o i tassi delle nascite controllano i guadagni dei circuiti di feedback positivi. Gli obiettivi del sistema sono parametri che possono fare grandi differenze. Talvolta un sistema raggiunge un picco di caos in cui il più piccolo cambiamento in un numero può condurlo dall’ordine al più assurdo disordine.

Questi numeri critici sono ben lontani dall’essere comuni come la gente sembra credere. La maggior parte dei sistemi si sono evoluti o sono progettati per stare lontani dai range dei parametri critici. Soprattutto, i numeri non valgono il sudore versato.

Segue una storia che un amico mi ha mandato su internet per renderla pubblica:

Quando sono diventato un affittacamere ho impiegato molto tempo ed energia per provare ad immaginare quale sarebbe stato un’ “equo” affitto.

Ho provato a considerare tutte le variabili, incluse le relative entrate dei miei affittuari, le mie entrate e le esigenze del flusso di cassa, quali spese erano di manutenzione e quali erano spese di capitale, il capitale proprio contro la porzione di interesse dei pagamenti della rata del mutuo, quanto valeva il mio lavoro sulla casa eccetera.

Non arrivai da nessuna parte. Alla fine sono andato da una specialista in consigli finanziari. Disse “Ti stai comportando come se ci fosse una linea sottile alla quale l’affitto è equo,ed ad ogni punto sopra quella linea l’affittuario viene imbrogliato e ad ogni punto sotto sei tu che vieni imbrogliato.

In realtà c’è una grande area grigia in cui sia tu che l’affittuario state facendo un buon affare o almeno un affare equo.

Smettila di preoccuparti e vai avanti con la tua vita”[3]

11. LA DIMENSIONE DEI BUFFER E DI ALTRI STOCK STABILIZZANTI, RISPETTO I LORO FLUSSI

Considerate una grande vasca da bagno con lenti afflussi e deflussi. Ora pensatene una piccola con flussi molto veloci. Questa è la differenza tra un lago ed un fiume. Avete sentito parlare molto più spesso di catastrofiche inondazioni di fiumi che di laghi, perché le riserve che sono grandi rispetto i loro flussi sono più stabili di quelli più piccoli. In chimica ed altri campi lo stock stabilizzante è noto come buffer (“tampone”).

Il potere stabilizzante dei buffer è il motivo per cui tenete i soldi in banca piuttosto che lasciarli al flusso delle monetine che avete in tasca. E’ la ragione per cui si immagazzina merce in giacenza invece di fare arrivare nuova merce proprio mentre i clienti portano via quella vecchia. E’ il motivo per cui abbiamo bisogno di mantenere più del numero minimo degli individui riproduttori delle specie in estinzione. I terreni dell’est degli Stati Uniti sono più sensibili alla pioggia acida che quelli dell’ovest, perché non hanno grandi riserve di calcio per neutralizzare l’acido.

Spesso potete stabilizzare un sistema incrementando la capacità di un tampone[4]. Ma se un tampone è troppo grande, il sistema diventa rigido. Reagisce troppo lentamente. E alcuni tipi di grandi tamponi, come i bacini d’acqua o le scorte, sono molto costosi da costruire e mantenere. Le aziende hanno inventato il sistema “just in time” delle scorte di magazzino perché hanno immaginato che la vulnerabilità alle occasionali fluttuazioni o crolli è meno costosa dei sicuri costi di una scorta di magazzino – e perché scorte di magazzino piccole da smaltire consentono una reazione più flessibile ad un domanda instabile. È del tutto probabile che molte aziende decidendo per piccole scorte di magazzino nei loro migliori interessi razionali portino ad un’economia più instabile.

C’è una leva magica alle volte nel cambiare la portata delle riserve finanziarie, ma i buffer in genere sono entità fisiche, non facili da cambiare. La capacità di assorbimento di acido dei terreni dell’est non è un punto di leva per alleviare i danni della pioggia acida. La capacità di immagazzinamento di una diga è letteralmente scritta nel cemento.

Così ho messo i buffer (tamponi) all’estremità meno influente della lista di punti di leva.

10. LA STRUTTURA DEGLI STOCK MATERIALI, I FLUSSI E I NODI DI INTERSEZIONE

La struttura dei condotti dei flussi, gli stock, i flussi e la loro disposizione fisica, possono avere un effetto enorme su come funziona il sistema. Quando il sistema stradale ungherese fu progettato in modo che tutto il traffico, da una parte della nazione all’altra, doveva passare attraverso la centrale Budapest, questo generò molta aria inquinata e ritardi dei pendolari che non possono essere facilmente sistemati dagli apparecchi di controllo dell’inquinamento, dai semafori o dai limiti di velocità. L’unico modo di aggiustare un sistema che è stato organizzato male è ricostruirlo, se si può.

Spesso non si può perché generalmente le costruzioni fisiche sono le più lente e le più dispendiose tipologie di cambiamento da fare in un sistema. Alcune strutture di stock-e-flusso sono semplicemente immutabili. L’ondata del baby-boom nella popolazione degli Stati Uniti dapprima causò una pressione sul sistema della scuola elementare poi sulle scuole superiori, poi sulle università, poi sul lavoro e gli alloggi e adesso vediamo nel futuro la necessità di sostenerne le pensioni. Non c’è molto che possiamo fare perché, prevedibilmente ed inarrestabilmente, i bambini di cinque anni diventano di sei e i sessantaquattrenni diventano sessantacinquenni. Lo stesso può essere detto della vita delle molecole distruttive di CFC (clorofluorocarburi) nello strato di ozono, per la velocità con cui i contaminanti vengono eliminati dalle falde acquifere, per il fatto che un parco macchine inefficiente richiede 10- 20 anni per essere cambiato.

La struttura fisica è cruciale in un sistema ma raramente un punto di leva perché cambiare raramente è semplice. Il punto di leva è nel design adatto in primo luogo. Dopo che la struttura è costruita, la leva è in accordo ai suoi limiti e strettoie ed evita le fluttuazioni e le espansioni che mettono a dura prova la sua capacità.

9. LE DURATE DEI RITARDI RELATIVI ALLA VELOCITA’ DEI CAMBIAMENTI DEL SISTEMA

Ricordate quella vasca al quarto piano che avevo menzionato prima, quella con lo scaldabagno nel seminterrato? In realtà, una volta ho fatto esperienza di una di queste in un vecchio hotel a Londra. Non era tanto una vasca ma una doccia – nessuna capacità tampone. La temperatura dell’acqua prendeva almeno un minuto per rispondere al girare del rubinetto. Indovinate come era la mia doccia.

Proprio così: oscillazioni dal caldo al freddo e di nuovo caldo, interrotte da imprecazioni.

I ritardi nei feedback continui sono cause comuni nelle oscillazioni. Se state provando a regolare lo stato di un sistema rispetto al vostro obiettivo ma ricevete soltanto informazioni ritardate rispetto lo stato del sistema, andrete sopra o sotto. Ugualmente questo succede se la vostra informazione arriva in tempo ma non lo è la vostra risposta. Per esempio, ci vogliono alcuni anni per costruire una centrale elettrica e poi dura, diciamo, trenta anni. Quei ritardi rendono impossibile costruire il numero esatto di centrali per supplire al rapido cambiamento di domanda. Anche con un immenso sforzo di previsione, quasi ogni industria elettrica centralizzata nel mondo sperimenta grandi oscillazioni tra eccessi e cali di capacità. Un sistema non può rispondere a cambiamenti a breve termine se ha ritardi a lungo termine. Questa è la ragione per cui un immenso sistema di pianificazione centrale come quello dell’Unione Sovietica o della General Motors, funziona necessariamente male.

Giacché sappiamo che sono importanti, noi sistemisti vediamo ritardi ovunque guardiamo. Il ritardo tra il tempo in cui un inquinante percola nella falda acquifera dopo essere stato emesso in superficie. Il ritardo tra la nascita di un bambino e il momento in cui quel bambino è pronto per avere un altro bambino. Il ritardo tra il primo test di successo di una nuova tecnologia ed il momento in cui quella tecnologia viene istallata in tutta l’economia. Il ritardo che impiega un prezzo per adattarsi allo squilibrio domanda-offerta.

Un ritardo in un processo di feedback è critico rispetto ai tassi di cambiamento nello stato del sistema che quel circuito di feedback sta provando a controllare. I ritardi che sono troppo corti causano reazioni eccessive, “che si mordono la coda,” oscillazioni che si amplificano a causa delle oscillazioni delle risposte. I ritardi che sono troppo lunghi causano oscillazioni smorzate, sostenute o esplosive a seconda di quanto sono lunghi. All’estremo causano caos. Ritardi di lunghezza eccessiva in un sistema a soglia, un punto di pericolo, un range passato il quale può accadere un danno irreversibile, causano fallimento e collasso.

Annoterei la lunghezza del ritardo come un importante punto di leva, eccetto per il fatto che i ritardi non sono spesso facilmente mutabili. Le cose accadono finché accadono. Non si può fare molto sul tempo di costruzione della parte principale di un capitale, o di maturazione di un bambino, o di crescita di una foresta. In genere è più facile rallentare la velocità di cambiamento facendo in modo che gli inevitabili ritardi di feedback non causino molti problemi. Questa è la ragione per cui i tassi di crescita sono più alti sulla lista dei punti di leva rispetto ai tempi di ritardo.

E questa è la ragione per cui, nel modello mondiale di Forrester, rallentare la crescita economica è un punto di leva più importante che lo sviluppo tecnologico più veloce o prezzi di mercato più liberi. Questi ultimi sono tentativi per accelerare la velocità di cambiamento. Ma il piano di capitale fisico del mondo, le sue fabbriche e le sue caldaie, le manifestazioni concrete delle sue tecnologie al lavoro, non possono cambiare così velocemente, anche a dispetto di nuovi prezzi o nuove idee – e prezzi ed idee non cambiano istantaneamente, non attraverso una cultura globale. C’è più leva nel rallentare la crescita del sistema cosicché le tecnologie e i prezzi possano stargli al passo di quanto ce n’è nell’augurarsi che i ritardi si allontanino.

Ma se c’è un ritardo nel nostro sistema che può essere cambiato, cambiarlo può avere un grande effetto. Attenti! Fate attenzione a cambiarlo nella giusta direzione! (per esempio, la grande spinta per ridurre i ritardi di informazione e trasferimento di soldi nei mercati finanziari vuol dire aspettarsi oscillazioni selvagge).
8. LA FORZA DEI CICLI DI FEEDBACK NEGATIVI RISPETTO AGLI IMPATTI CHE STANNO CERCANDO DI CORREGGERE.

Ora stiamo iniziando a muoverci dalla parte fisica del sistema alle parti di informazione e controllo dove può essere trovata più leva.

I cicli di feedback negativi sono comuni nei sistemi. La natura li sviluppa e gli umani li inventano come controlli per mantenere gli stati di importanti sistemi dentro confini sicuri. Il circuito di un termostato è l’esempio classico. Il suo scopo è mantenere lo stato del sistema detto “temperatura della stanza” abbastanza costante al livello desiderato. Ogni circuito di feedback negativo ha bisogno di un obiettivo (le impostazioni del termostato), un dispositivo di controllo e di segnalazione che trovi le escursioni dall’obiettivo (il termostato) e un meccanismo di risposta (un impianto e/o un condizionatore d’aria, ventilatori, termosifoni, combustibile, eccetera).

Un sistema complesso generalmente ha numerosi circuiti di feedback negativi che può attivare cosicché può autocorreggersi sotto differenti condizioni ed impatti. Alcuni di questi circuiti possono essere inattivi la maggior parte del tempo, come il sistema di raffreddamento di emergenza in una centrale elettrica nucleare, o l’abilità di sudare o rabbrividire per mantenere la temperatura corporea. Possono non essere molto visibili. Ma la loro presenza è critica per il benessere del sistema a lungo termine.

Uno dei grandi errori che facciamo è rimuovere questi meccanismi di risposta d’emergenza perché non sono usati spesso e quindi ci sembrano costosi. A breve termine non vediamo nessun effetto di queste azioni. A lungo termine riduciamo drasticamente il range di condizioni al di sopra delle quali il sistema può sopravvivere. Uno dei modi più terribili con cui lo facciamo è con l’invadere gli habitat delle specie in via di estinzione. Un altro è la continua riduzione del tempo disponibile per il nostro riposo, il divertimento, la socializzazione e la meditazione.

La forza di un circuito negativo – la sua capacità di mantenere il suo stock fissato al suo obiettivo o vicino – dipende dalla combinazione di tutti i suoi parametri e collegamenti – l’accuratezza e la rapidità di monitoraggio, la velocità ed il potere di risposta, l’immediatezza e la portata dei flussi correttivi. Qualche volta ci sono dei punti di leva qui.

Prendete i mercati, per esempio, i sistemi di feedback negativi che sono quasi oggetto di adorazione da parte degli economisti – effettivamente possono essere dei miracoli di autocorrezione, giacché i prezzi variano per regolare offerta e domanda e mantenerli in equilibrio. Più il prezzo – pezzo centrale dell’informazione che manda segnali sia ai produttori che ai consumatori – è mantenuto chiaro, non ambiguo, puntuale e attendibile, più i mercati funzioneranno agevolmente. I prezzi che rispecchiano a tutti gli effetti i costi diranno ai consumatori quanto possono attualmente permettersi e premieranno i produttori efficienti.

Le industrie e i governi sono fatalmente attratti dal valore del punto di leva, naturalmente, tutti loro determinatamente lo spingono nella direzione sbagliata con sussidi, rimedi, esternalità, tasse o altre forme di confusione.

Questa gente sta cercando di indebolire il potere di feedback dei segnali del mercato volgendo l’informazione a loro favore. La leva reale è evitare che lo facciano. Quindi la necessità di leggi anti-trust, di leggi sulla veridicità della pubblicità, tentare di assorbire i costi esterni (come le tasse sull’inquinamento), l’eliminazione di sussidi irrazionali e altri mezzi del mercato per giocare alla pari.

Di questi tempi nessuno di questi va lontano, a causa dell’indebolimento di un’altra serie di circuiti negativi: quelli della democrazia. Questo grande sistema è stato inventato per generare feedback autocorrettivi tra la gente ed i suoi governi. La gente, informata su ciò che i suoi rappresentanti eletti fa, risponde eleggendo o destituendo i rappresentanti a quell’incarico. Il processo dipende da un libero, pieno ed equo flusso di informazioni avanti ed indietro tra l’elettorato ed i leaders. I leaders spendono miliardi di dollari per limitare ed influenzare questo flusso. Date a quelli che vogliono distorcere i segnali del prezzo di mercato il potere di comprare quei leaders, rendete i canali stessi di comunicazione partner aziendali interessati e nessuno dei feedback negativi funzionerà. Il mercato e la democrazia si aiutano l’un l’altro a distruggersi.

La forza di un ciclo negativo di feedback è importante rispetto all’impatto che deve correggere. Se l’impatto cresce in forza anche i feedback devono essere rinforzati. Un termostato può funzionare bene in un freddo giorno di inverno ma aprite tutte le finestre ed il suo potere correttivo fallirà. La democrazia funzionava meglio prima dell’avvento del potere di lavaggio del cervello della comunicazione di massa centralizzata. I controlli tradizionali sulla pesca erano sufficienti fino a che i radar, le reti da pesca con galleggianti ed altre tecnologie hanno reso possibile a pochi attori di spazzar via tutto il pesce. Il potere di una grande industria richiede il potere di un grande governo per tenerlo sotto controllo; un’economia globale richiede un governo globale.

Di seguito alcuni esempi di rinforzamento dei controlli di feedback negativi per accrescere le capacità di autocorrezione di un sistema:

· medicina preventiva, esercizio e buona nutrizione per rinforzare le capacità del corpo di combattere la malattia;

· gestione integrata dei parassiti per incoraggiare i predatori naturali di parassiti delle colture;

· libertà di informazione per ridurre i segreti di stato;

· sistemi di monitoraggio che riferiscano su danni all’ambiente;

· protezione degli informatori (le “talpe” che diffondono informazioni riguardo alle attività illegali delle industrie o degli enti per i quali lavorano)

· Tasse sugli impatti ambientali, tasse sull’inquinamento e garanzie di esecuzione per riprendere i costi pubblici dei benefici privati.
7. IL GUADAGNO SULLA GESTIONE DEI CICLI DI FEEDBACK POSITIVI

Un ciclo di feedback negativi è autocorrettivo; un ciclo di feedback positivi è autorinforzante. Più funziona più acquista potere per funzionare di più. Più gente prende l’influenza più può contagiare altri. Più bambini nascono più persone crescono e possono avere bambini. Più soldi hai in banca, più interessi guadagni, più soldi hai in banca. Più il terreno si consuma meno piante può reggere, meno sono le radici e le foglie per attutire e far scorrere la pioggia, più il terreno si erode. Più sono i neutroni ad alta energia nella massa critica, più colpiscono i nuclei e ne generano altri.

I circuiti di feedback positivi sono fonti di crescita, esplosione, erosione e collasso nei sistemi. Alla fine, un sistema con un circuito positivo senza controllo si autodistruggerà. Questa è la ragione per cui ce ne sono così pochi. Generalmente un circuito negativo si presenterà presto o tardi. L’epidemia terminerà le persone da contagiare o la gente farà passi avanti per evitare di essere contagiata. Il tasso di morte crescerà fino ad eguagliare quello di nascita oppure la gente vedrà la conseguenza di una crescita incontrollata della popolazione e avrà meno bambini. Il terreno consumerà il sostrato roccioso oppure la gente fermerà lo sfruttamento eccessivo, farà controlli dei danni, pianterà alberi e fermerà l’erosione.

In tutti questi esempi, il primo risultato è ciò che accadrà se il circuito fa il suo corso, il secondo è ciò che accadrà se c’è un intervento sul suo potere di auto-crescita. Ridurre il guadagno attorno un circuito positivo – rallentando la crescita – è generalmente un punto di leva più potente nei sistemi che rinforzare i circuiti negativi ed preferibile che lasciare girare i cicli positivi.

I tassi di crescita della popolazione e dell’economia sono punti di leva perché rallentarli da a molti circuiti negativi – tecnologia e mercati e altre forme di adattamento, tutte dotate di limiti e ritardi – il tempo per funzionare. È lo stesso che rallentare la macchina quando si guida troppo veloce piuttosto che chiedere freni più ricettivi o progressi tecnologici nella guida.

Un altro esempio: nella società molti circuiti di feedback positivi ricompensano i vincitori di una competizione con le risorse per vincere ancora di più la volta successiva. Quelli dei sistemi li chiamano cicli di “successo per il successo”. I ricchi riscuotono gli interessi; i poveri lo pagano. I ricchi pagano dei consulenti e si appoggia ai politici per ridurre le loro tasse; i poveri non lo possono fare. I ricchi danno ai loro bambini eredità e buona educazione; i bambini poveri perdono le occasioni. I programmi anti-povertà sono cicli negativi deboli che provano a contrastare questi positivi. Sarebbe molto più efficace indebolire i cicli positivi. Questo è ciò che fa la tassa progressiva sul reddito, le tasse di successione e i programmi di educazione universale pubblica di alta qualità, o perlomeno provano a fare. (Se i ricchi possono comprare il governo ed indebolire piuttosto che rinforzare quelle misure, il governo invece che bilanciare i cicli di “successo al successo”, diventa soltanto un altro strumento per rinforzarli!)

Il comportamento più interessante che può essere generato da cicli positivi che cambiano rapidamente è il caos. Questo comportamento selvaggio, imprevedibile, irriproducibile, e e tuttavia necessario, si presenta quando un sistema inizia a cambiare molto più velocemente di quanto i suoi cicli negativi possano reagire. Per esempio se si fa aumentare il tasso di crescita del capitale nel modello mondiale, alla fine si arriva ad un punto in cui un piccolissimo incremento in più sposterà l’economia da una crescita esponenziale all’oscillazione. Un altro colpetto verso su da all’oscillazione un doppio colpo. E basta una piccola perturbazione per mandarlo nel nel caos.

Comunque non mi aspetto che l’economia mondiale diventi caotica presto (non per questa ragione comunque). Questo comportamento si verifica solo in un dominio di parametri non realistici, equivalenti al raddoppio della portata dell’economia in un anno. Comunque i sistemi del mondo reale possono diventare caotici se qualcosa, in loro, può crescere o decrescere molto velocemente. I batteri che si replicano velocemente o la popolazione di insetti, le epidemie molto infettive, le bolle speculative nel sistema monetario, i flussi di neutroni all’interno delle centrali nucleari; questi sistemi possono diventare caotici. Il controllo deve implicare un rallentamento dei feedback positivi.

Nei sistemi più comuni, cercate i punti di leva attorno ai tassi di nascita, i tassi di interesse, i cicli di “successo per il successo”, dovunque si ha di più si ha maggiore possibilità di avere di più.
6. LA STRUTTURA DEI FLUSSI DI INFORMAZIONE

C’è una storia che racconta di un numero di case tutte identiche, salvo che, per qualche ragione, il contatore di elettricità in alcune era stato installato nel seminterrato, mentre nelle altre era stato installato nel soggiorno, dove i residenti potevano vedere costantemente che andava più veloce o più lento a seconda che usassero più o meno elettricità. Con nessun altro cambiamento, con prezzi identici, il consumo di elettricità è stato del 30% in meno nelle case dove il contatore era installato in una posizione visibile.

A noi sistemisti piace questa storia perché è un esempio di un alto punto di leva nella struttura di informazione del sistema. Non è un aggiustamento parametrico, non un rinforzo né un indebolimento di un ciclo esistente. È un nuovo ciclo, dare informazioni in un posto dove non prima non erano date e quindi causare un differente comportamento nelle persone.

Un esempio più recente il Toxic Realese Inventory, l’obbligo del governo degli Stati Uniti, istituito nel 1986, che obbliga ogni fabbrica che rilascia pericolosi fumi inquinanti a riferire queste emissioni pubblicamente ogni anno. Immediatamente ogni comunità poteva scoprire precisamente cosa veniva fuori dalle ciminiere in città. Non c’era nessuna legge contro queste emissioni, nessuna ammenda, nessuna determinazione di livelli di sicurezza, solo informazione. Ma dal 1990 le emissioni si sono abbassate del 40%. Hanno continuato ad andare giù non tanto per l’indignazione dei cittadini ma per la vergogna delle aziende. Una compagnia chimica che si collocava nella Top Ten della lista degli inquinanti ridusse le sue emissioni del 90%, solo per uscire dalla lista.

La perdita dei feedback è una delle più comuni cause del malfunzionamento del sistema. Aggiungere o ripristinare l’informazione può essere un intervento potente, di solito più facile ed economico che ricostruire infrastrutture fisiche. La tragedia dei beni comuni che sta abbattendosi sul mondo delle industrie commerciali del pesce capita perché non c’è un feedback dallo stato della popolazione del pesce alla decisione di investire in navi da pesca. (Contrariamente all’opinione degli economisti, il prezzo del pesce non fornisce questo feedback. Quando il pesce diventa più scarso e dunque più costoso, diventa ancora più redditizio andare e prenderlo. Questo è un feedback perverso, un ciclo positivo che porta al collasso.)

È importante che i feedback mancanti siano ripristinati al posto giusto ed in forma convincente. Per prendere in considerazione un’altra tragedia dei beni comuni, non è sufficiente informare tutti gli utenti di una falda acquifera che il livello dell’acqua freatica sta calando. Potrebbe iniziare una corsa verso il fondo. Sarebbe più efficace stabilire un prezzo dell’acqua che cresce vertiginosamente quando la velocità di pompa inizia a superare la velocità di ricarica.

Un feedback convincente. Supponete che i contribuenti possano specificare nella loro dichiarazione dei redditi in quali servizi governativi il pagamento delle loro tasse deve essere speso. (Democrazia radicale!) Supponete che una qualunque città o ditta che mette una tubatura per raccogliere acqua da un fiume debba metterla immediatamente a valle dalla tubatura da dove scarica acqua. Supponete che un qualunque funzionario pubblico o ufficiale che prenda la decisione di investire in una centrale nucleare conservi nel suo prato gli scarti della sua centrale. Supponete (questa è una vecchia storia) che i politici che dichiarano guerra siano chiamati a combatterla in prima linea.

Noi umani abbiamo una tendenza sistematica ad evitare la responsabilità delle nostre decisioni. Questa è la ragione per cui così tanti circuiti di feedback vanno perduti – e perché questo tipo di punto di leva è spesso popolare tra le masse, malvisto da chi sale al potere e efficace, se si riesce a farlo realizzare dai potenti ( o evitarli e farlo accadere comunque).
5. LE REGOLE DEL SISTEMA

Le regole del sistema definiscono il suo ambito, i suoi confini, i suoi gradi di libertà. Non puoi uccidere. Tutti hanno libertà di parola. I contratti devono essere rispettati. Il presidente sta in carica per un periodo di 4 anni e non può esserlo più di due volte. Nove persone in un team, devi toccare ogni base, tre strike e sei fuori. Se vieni preso mentre rapini una banca vai in galera.

Mikhail Gorbachev salì al potere in URSS, aprì i flussi di informazione (glasnost), cambiò le regole economiche (perestroika) e guardate cosa è successo.

Le costituzioni sono regole sociali forti. Le leggi fisiche come la seconda legge della termodinamica sono regole assolute, che le comprendiamo o no, che ci piacciano o no. Le leggi, le punizioni, gli incentivi e gli accordi sociali informali sono regole progressivamente più deboli.

Per dimostrare il potere delle regole, mi piace chiedere ai miei studenti di immaginarne di diverse per un college. Supponete che gli studenti valutino gli insegnanti o gli uni gli altri. Supponete non ci siano diplomi: andate al college quando volete imparare qualcosa e andate via quando avete imparato. Supponete che le cattedre vengano assegnate ai professori per la loro abilità di risolvere problemi del mondo reale, piuttosto che per la pubblicazione di articoli accademici. Appena proviamo ad immaginare regole ristrutturate come queste e come sarebbe il nostro comportamento sotto di loro, comprendiamo il potere delle regole. Sono grandi punti di leva. Il potere sulle regole è il potere reale. Questa è la ragione per cui i lobbisti si radunano quando il Congresso scrive le leggi e perché la Corte Suprema, che interpreta e delinea la Costituzione – le regole per scrivere le regole – ha persino più potere del Congresso. Se si vuole comprendere il più profondo malfunzionamento dei sistemi, si ponga attenzione alle regole, e su chi ha potere su di loro.

Questa è la ragione per cui la mia intuizione sul sistema ha acceso il campanello di allarme mentre mi veniva spiegato il nuovo sistema di commercio mondiale. È un sistema con regole stabilite dalle società per azioni, gestito dalle società per azioni, a beneficio delle società per azioni. Le sue regole escludono quasi qualunque feedback da altri settori della società. La maggior parte dei suoi incontri è chiusa persino alla stampa (nessun flusso di informazioni, nessun feedback). Forza le nazioni a cicli positivi “correndo verso il fondo”, tutti in competizione per indebolire le tutele sociali e dell’ambiente per attirare investimenti e commercio. È una ricetta per provocare cicli di “successo per il successo” fino a quando genereranno enormi accumuli di potere ed enormi sistemi centralizzati che si autodistruggeranno proprio come l’Unione Sovietica ha distrutto se stessa e per motivi sistemici analoghi.
4. IL POTERE DI AGGIUNGERE, CAMBIARE, EVOLVERE O AUTORGANIZZARE LA STRUTTURA DEL SISTEMA

La cosa più sbalorditiva che possono fare i sistemi viventi ed i sistemi sociali è cambiare se stessi totalmente creando intere nuove strutture e comportamenti, Nei sistemi biologici questo potere è chiamato evoluzione. Nella società umana è chiamato progresso tecnologico o rivoluzione sociale. Nel gergo dei sistemi è chiamato auto-organizzazione.

Auto-organizzazione significa cambiare ogni aspetto di un sistema in questa lista: aggiungere strutture fisiche completamente nuove, come cervelli o ali o computers; aggiungere nuovi cicli negativi: fare nuove regole. La capacità di auto-organizzarsi è la forma più forte di resilienza del sistema. Un sistema che può evolvere può sopravvivere quasi ad ogni cambiamento, cambiando se stesso. Il sistema immunitario umano ha il potere di sviluppare nuove risposte ad (ad alcuni tipi di) attacchi che non aveva mai incontrato prima. Il cervello umano può immagazzinare nuove informazioni e creare pensieri completamente nuovi.

Il potere dell’auto-organizzazione sembra così sorprendente che tendiamo a considerarlo misterioso, miracoloso, una manna dal cielo. Gli economisti spesso presentano la tecnologia come una manna dal cielo, che non viene da nessuna parte, non costa niente, incrementa la produttività di un’economia di una percentuale regolare ogni anno. Per secoli la gente ha considerato la spettacolare varietà della natura con lo stesso sbalordimento. Solo un creatore divino poteva dare alla luce una simile creazione.

Un’ulteriore indagine sull’auto-organizzazione dei sistemi rivela che il creatore divino, se ce n’è uno, non ha dovuto produrre miracoli evolutivi. Lui o Lei ha solo dovuto scrivere regole per l’auto-regolazione meravigliosamente intelligenti. Queste regole in sostanza governano come, dove e cosa il sistema può aggiungere o sottrarre da se stesso sotto quelle condizioni. Come hanno dimostrato centinaia di modelli di computer auto-organizzati, schemi complessi e incantevoli possono evolversi da algoritmi evolutivi del tutto semplici. (Ciò non significa che gli algoritmi del mondo reale sono semplici, solo che possono esserlo.) Il codice genetico nel DNA che è la base di tutta l’evoluzione biologica contiene solo quattro “lettere” differenti, combinate in “parole” di tre lettere ciascuna. Il modello e le regole di replicazione e ricombinazione sono state costanti per qualcosa come tre miliardi di anni duranti i quali ha prodotto un inimmaginabile varietà di creature auto-evolute destinate al fallimento o al successo.

L’auto-organizzazione è fondamentalmente la combinazione di materiale evolutivo grezzo – una grande varietà di informazioni dalle quali selezionare possibili schemi – e un mezzo per sperimentare, selezionare e testare nuovi schemi. Per l’evoluzione biologica il materiale grezzo è il DNA, una fonte di varietà è la mutazione spontanea, ed il meccanismo di test è qualcosa come l’enfatizzata selezione Darwiniana. Per la tecnologia, il materiale grezzo è il complesso dei saperi che la gente ha accumulato e conservato nelle librerie e nei cervelli. La fonte di varietà è la creatività umana (qualunque cosa sia) e il meccanismo di selezione può essere qualunque cosa il mercato compenserà o tutto ciò che i governi e le fondazioni finanzieranno o qualunque cosa incontri i bisogni umani o risolva un problema immediato.

Quando si capisce il potere dell’auto-organizzazione del sistema si inizia a capire perché i biologi venerano la biodiversità anche più di quanto gli economisti venerano la tecnologia. L’incontrollabile scorta di varietà del DNA evolutasi ed accumulatasi in miliardi di anni è la fonte di potenziale evolutivo, così come le librerie scientifiche e i laboratori e le università dove gli scienziati sono preparati sono la fonte del nostro potenziale tecnologico. Consentire alle specie di estinguersi è un crimine di sistema, così come lo sarebbe l’eliminazione casuale di tutte le copie di un particolare giornale di scienza, o di un particolare tipo di scienziati.

Lo stesso può essere detto per le culture umane, naturalmente, che sono il deposito di repertori di comportamento, accumulati non in miliardi ma in centinaia di migliaia di anni. Sono un magazzino di ciò che l’evoluzione sociale può raggiungere. Sfortunatamente la gente apprezza il prezioso potenziale evolutivo delle culture ancora meno di quanto comprenda il valore di ogni variazione genetica negli scoiattoli del mondo. Immagino che sia dovuto al fatto che un aspetto di quasi tutte le culture sia il credere nella totale superiorità di quella cultura.

L’ostinazione su una singola cultura interrompe l’apprendimento. Taglia la resilienza. Qualunque sistema, biologico, economico o sociale che diventa così incrostato da non poter evolvere, un sistema che disprezza sistematicamente la sperimentazione e distrugge il materiale grezzo dell’innovazione, è spacciato nel lungo termine di questo pianeta grandemente variabile.
3. GLI OBIETTIVI DEL SISTEMA

L’obiettivo di un sistema è un punto di leva superiore alla sua capacità di auto-organizzazione. Per esempio, se l’obiettivo è portare il mondo sempre di più sotto il controllo di un particolare sistema di pianificazione centrale (l’impero di Genghis Khan, il mondo dell’Islam, la Repubblica Popolare della Cina, Wal-Mart, Disney, uno qualunque) qualunque cosa sotto questa lista, riserve fisiche e flussi, circuiti di feedback, flussi di informazione anche il comportamento auto-organizzante, sarà regolato così da conformarsi all’obiettivo.

Questa è la ragione per cui non posso disquisire se l’ingegneria genetica è una cosa “buona” o “cattiva”. Come tutte le tecnologie dipende da chi la utilizza, con quale obiettivo. L’unica cosa che si può dire è se le industrie l’utilizzano per produrre prodotti di mercato, che è un obiettivo molto differente, un differente meccanismo di selezione, una direzione evolutiva differente da quella vista dal pianeta sino ad ora.

Come hanno mostrato i miei esempi di circuito singolo, la maggior parte dei cicli di feedback negativi in un sistema hanno il loro proprio obiettivo: mantenere l’acqua del bagno al giusto livello, mantenere confortevole la temperatura della stanza, mantenere le riserve ad un livello sufficiente, mantenere acqua sufficiente nella diga. Questi obiettivi sono importanti punti di leva per parti del sistema e la gente lo comprende. Se si vuole una stanza più calda si sa che il termostato è il posto su cui intervenire. Ma ci sono obiettivi di leva più grandi, meno ovvi, quelli dell’intero sistema, Gli obiettivi dell’intero sistema non sono obiettivi a cui pensiamo nel senso della motivazione umana. Non sono tanto deducibili da quello che chiunque dice ma da ciò che il sistema fa. Sopravvivenza, resilienza, differenziazione, evoluzione sono obiettivi di livello del sistema.

Anche quelli che vivono dentro i sistemi spesso non riconoscono quale obiettivo di sistema sta perseguendo. Fare profitti, direbbero la maggior parte delle corporazioni, ma questa è solo una regola, una condizione necessaria per stare nel gioco. Qual è il punto del gioco?

La maggior parte della gente direbbe aumentare le ricchezze dell’azionista e questo è un comportamento potente per modellare l’obiettivo. Ma ce n’è uno più grande, che nessuno esprime formalmente, ma ovvio se si guarda all’attuale comportamento del sistema. Crescere, aumentare gli scambi di mercato, portare il mondo (consumatori, fornitori, regolatori) sempre più sotto il controllo delle grandi corporazioni, cosicché le sue operazioni diventano ancora più indipendenti dalle incertezze. John Kenneth Galbraith ha riconosciuto questo obiettivo delle corporazioni – divorare tutto – molto tempo fa[5].

È anche l’obiettivo di una cellula di cancro. A dire il vero è l’obiettivo di ogni popolazione vivente ed è un obbiettivo sbagliato soltanto quando non è bilanciato da cicli di feedback negativi di alto livello che non lascino mai ad un’entità a motore ultima arrivata, il controllo del mondo. L’obiettivo di mantenere il mercato competitivo deve battere l’obiettivo di ciascuna corporazione di eliminare i suoi concorrenti (e fare il lavaggio del cervello ai suoi consumatori e inghiottire i suoi fornitori), proprio come un ecosistema, l’obiettivo di mantenere i popoli in equilibrio ed in evoluzione deve vincere l’obiettivo di ogni popolo di riprodursi senza limite e controllare tutte le risorse fondamentali.

Ho detto prima che cambiare i giocatori del sistema è un intervento di basso livello perché i nuovi giocatori si assestano nello stesso vecchio sistema. L’eccezione alla regola è in vetta, dove un singolo giocatore può avere il potere di cambiare l’obiettivo del sistema. Ho visto meravigliata – solo occasionalmente – come un nuovo leader in un’organizzazione, dal Dartmouth College alla Germania Nazista, enuncia un nuovo obiettivo e muove centinaia o migliaia o milioni di gente perfettamente intelligente e razionale in una direzione nuova. È ciò che ha fatto Ronald Reagan. Non molto prima che assumesse l’incarico, un Presidente poteva dire “Non chiederti cosa può fare il governo per te, chiediti cosa puoi fare tu per il governo” e nessuno avrebbe riso. Reagan ha ripetuto continuamente che l’obiettivo non è che la gente aiuti il governo e non che il governo aiuti la gente, ma che non avere più il governo sul groppone. Si potrebbe sostenere. ed io lo farei, che i cambiamenti del sistema globale e la crescita del potere delle corporazioni sul governo hanno fatto in modo che se la cavasse così. Ma il fatto che la politica sia cambiata così radicalmente negli negli Stati Uniti, e anche nel mondo, a partire da Reagan è prova della grande leva dell’articolazione, del dare significato, del ripetere, del lottare per, dell’insistere per il bene o per il male, nuovi obiettivi del sistema.

2. LA MENTALITA’, OSSIA IL PARADIGMA DA CUI IL SISTEMA PROVIENE

Un altro dei famosi motti sui sistemi di Jay Forrester dice: non importa come è scritta la legge di tassazione di un paese. C’è un’idea condivisa nelle menti della società su come dovrebbe essere distribuita un’equa ripartizione delle tasse. Qualunque cosa dicano le regole, con mezzi equi o scorretti, con delle complicazioni, dell’imbrogliare, esenzioni o detrazioni, dello scavalcare costantemente le regole, l’effettivo pagamento delle tasse va contro l’idea condivisa di “imparzialità”.

L’idea condivisa nelle menti della società, la grande ipotesi taciuta – taciuta perché non è necessario dichiararla; tutti già lo sanno – costituisce lo schema della società, o più profondamente il sistema di credenze su come funziona il mondo.

C’è una differenza tra sostantivi e verbi. I soldi misurano qualcosa di reale e hanno un significato reale (quindi la gente che è pagata meno letteralmente vale meno). La Crescita è buona. La Natura è una riserva di risorse da convertire per gli scopi umani. L’evoluzione si ferma con la comparsa dell’Homo Sapiens. Si può “possedere” la terra. Queste sono solo alcune delle poche assunzioni paradigmatiche della cultura corrente, hanno tutte assolutamente lasciato di stucco altre culture, che pensavano che le cose non fossero così ovvie.

I paradigmi sono le fonti dei sistemi. Da questi, attraverso il consenso sociale condiviso sulla natura della realtà, derivano gli obiettivi del sistema e i flussi di informazione, i feedback, le riserve, i flussi e ogni cosa riguardante il sistema. Nessuno l’ha detto meglio di Ralph Waldo Emerson:

Ogni nazione ed ogni uomo si circondano di un apparato materiale che corrisponde esattamente al suo stato di pensiero. Osservate come ogni verità e ogni errore, ciascun pensiero di ogni uomo, si veste delle società, delle case, delle città, della lingua, dei riti, dei giornali. Osservate le idee del giorno presente…vedete come il legname, il mattone, la calce e la pietra hanno assunto una forma conveniente, obbediente all’idea dominante nelle menti di tante persone… seguire, naturalmente, il minimo ampliamento delle idee…causerebbe i più impressionanti cambiamenti nelle cose esterne[6].

Gli antichi Egizi costruirono le piramidi perché credevano nella vita nell’aldilà. Noi costruiamo grattacieli perché crediamo che lo spazio nelle città sia di enorme valore. (Eccetto per gli spazi degradati, vicini ai grattacieli, che consideriamo di nessun valore.) Non importa che sia stato Copernico o Keplero a mostrare che la terra non è il centro dell’universo o Einstein ad ipotizzare che materia ed energia sono intercambiabili o Adam Smith a postulare che le azioni egoiste di giocatori individuali nel mercato si mettono meravigliosamente insieme per bene comune, le persone che sono riuscite ad intervenire nel sistema ad un livello di paradigma hanno colpito un punto di leva che trasforma totalmente i sistemi.

Si può dire che gli schemi siano più difficili da cambiare di qualunque altra cosa nel sistema e quindi questo punto dovrebbe essere più basso nella lista, non al secondo posto più alto. Ma non c’è niente di inevitabilmente fisico o costoso o anche lento nel processo di cambiamento del sistema. In un singolo individuo può avvenire in un millisecondo. Tutto ciò che richiede è un click nella mente, una caduta di barriere dagli occhi, un nuovo modo di vedere. Intere società sono un’altra cosa. Resistono alla sfide al loro schema più che a qualunque altra cosa. Le reazioni sociali alla sfida allo schema hanno incluso crocifissioni, roghi al palo, campi di concentramento e arsenali nucleari.

Quindi come si cambiano gli schemi? Thomas Khun che scrisse l’influente libro sui grandi cambiamenti di paradigma della scienza ha molto da dire a tal proposito [7]. In sintesi continuando ad indicare le anomalie e i fallimenti nel vecchio paradigma, continuando a parlare ampiamente e con sicurezza dal nuovo, si sostituisce nelle persone il nuovo paradigma al posto della visibilità pubblica e del potere. Non si perde tempo con i reazionari; piuttosto si lavora con agenti di cambiamento attivo e con la grande quantità di gente moderata che è di larghe vedute.

I sistemisti direbbero che si cambiano gli schemi modellando un sistema su un computer, che porta fuori dal sistema e forza a vederlo per intero. Lo possiamo dire perche i nostri propri paradigmi sono cambiat in questo modo.
1. IL POTERE DI TRASCENDERE I PARADIGMI

Tuttavia c’è un punto di leva ancora più grande del cambiare il paradigma. Che è mantenersi indipendenti nell’arena dei paradigmi, mantenersi flessibile, capire che nessun paradigma è “vero” che tutti, incluso quello che dolcemente modella la tua visione del mondo, è una comprensione tremendamente limitata di un immenso incredibile universo che è lontano dall’umana comprensione. È raggiungere il paradigma ad un livello viscerale comprendendo che il fatto che ci siano dei paradigmi è un paradigma e considerare l’intera consapevolezza incredibilmente divertente. E’ lasciarsi andare nella Non Conoscenza in quello che nel Buddismo viene detto illuminazione. La gente che va oltre i paradigmi (tutti noi) da uno sguardo all’enorme possibilità che tutto ciò che pensa è certo di essere senza senso e pedala rapidamente nella direzione opposta. Certamente non c’è potere, controllo o comprensione neanche una ragione per essere, ancora meno azione, nella nozione o esperienza che non c’è nessuna certezza in nessuna visione del mondo. Ma infatti tutti quelli che sono riusciti ad accarezzare quest’idea, per un momento o per una vita, l’hanno trovata essere la base per un radicale cambiamento interno. Se nessun paradigma è giusto, si può scegliere quello che più aiuta nel raggiungimento del proprio obiettivo. Se non si ha idea di dove trovare un obiettivo, si può ascoltare l’universo (o darselo in nome della propria divinità preferita) e fare la sua volontà che è probabilmente meglio informata della nostra.

È in questo spazio di controllo sui paradigmi che la gente toglie di mezzo le dipendenze, vive nella gioia costante, butta giù imperi, fonda religioni, si fa imprigionare o scomparire o sparare e ed ha impatti che durano per millenni.

UN AVVERTIMENTO FINALE

Da sublime a ridicolo, da illuminazione ad avvertimenti. C’è così tanto da dire per descrivere questa lista. È un tentativo e il suo ordine è sdrucciolevole. Ogni punto ha eccezioni che possono spostare su o giù l’ordine delle leve. Aver avuto la lista che pervadeva il mio subconscio per anni non mi ha trasformata in una Superdonna. Più grande è il punto di leva, più il sistema resisterà a cambiarlo – questa è la ragione per cui le società tendono a far sparire le creature veramente illuminate.

I punti di leva magici non sono facilmente accessibili, anche se sappiamo dove sono e che direzione dargli. Non ci sono biglietti a basso prezzo per la conoscenza. Bisogna lavorare su ciò che significa analizzare rigorosamente un sistema o rigorosamente liberarsi dei propri paradigmi e gettarsi nell’umiltà del Non Sapere. Alla fine dei conti, sembra che il potere abbia meno a che fare con lo spingere i punti di leva che con lo strategico, profondo, pazzo lasciar andare.

[1] J. W. Forrester, World Dynamics. Portland, Oreg.: Productivity Press. 1971.
[2] J. W. Forrester, Urban Dynamics. Portland, Oreg.: Productivity Press. 1969.
[3] Grazie a David Holmstrom di Santiago, Chile.
[4] Per esempio, guardate il modello di fluttuazioni del costo della merce di Dennis Meadowss: D.L. Meadows, Dynamics of Commodity Production Cycles. Portland, Oreg.: Productivity Press. 1970
[5] John Kenneth Galbralth, The New Industrial State. Boston: Hougton Mifflin, 1967.
[6] Ralph Waldo Emerson, War”(conferenza tenuta a Boston, Marzo 1838). Ristampata in Emerson’s Complete Works,vol. XI. Boston: Houton, Mifflin &Co. 1887, p. 177.
[7] Thomas Khun, The Structure of Scientific Revolution. Chicago Press. 1962.

20 cose da dire a tuo figlio al posto di “non piangere”

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FONTE:  huffingtonpost.it

Ogni volta che il tuo bambino piange o fa i capricci, in realtà potrebbe star facendo qualcosa di estremamente utile. Non riusciamo sempre ad apprezzare il momento in cui i nostri figli iniziano a piangere ma, quando succede, significa che stanno utilizzando il sistema di recupero naturale del loro corpo.

Quando veniamo feriti, fisicamente o emotivamente, anziché trattenere tutto dentro accumulando tensione, possiamo piangere, ridere, arrabbiarci o tremare. Questo è il modo in cui il corpo gestisce e libera le emozioni. Molti di noi non lo fanno tanto spesso: fin da bambini ci hanno sempre detto di “non piangere”, ma il sistema di recupero dei nostri figli è ancora integro.

La buona notizia? Tutti i comportamenti difficili o “fuori dalle regole” dei nostri figli sono guidati dall’emozione: quando inizieranno a utilizzare la vostra attenzione positiva e affettuosa per tirare fuori questi sentimenti, riavrete i vostri angioletti. Se li incoraggiamo attivamente a piangere, quando sentono il bisogno di farlo, i nostri figli non solo impareranno a respingere i sentimenti dolorosi, ma si sentiranno anche più legati a noi. Il modo in cui li ascoltiamo può spegnere le sensazioni provate, o aiutare i piccoli a sentire le loro emozioni in modo più conscio. Ecco le cose da dire per ascoltarli davvero.

Frasi generali rassicuranti:

1. Sono qui
2. Capisco quanto tu sia turbato.
3. Mi spiace che sia dura per te, tesoro.
4. Resterò accanto a te quando sei agitato.
5. Non vado da nessuna parte.
6. Sei al sicuro.
7. Non c’è nulla di più importante che restarti accanto adesso.
8. Mi dispiace… che tu abbia perso il tuo pupazzo/ che il tuo amico abbia detto/ che ti sia caduto il gelato.
9. Ti ascolto, amore.

Frasi che riportano l’attenzione sugli eventi che hanno causato il turbamento:

10. Desideravi davvero… quel giocattolo/un gelato/ che papà restasse a casa/ andare al parco.
11. Quel cane/quel bambino/ il modo in cui ho urlato ti ha spaventato.
12. Diamo un’altra occhiata al tuo ginocchio/dito… dolorante.

Stabilire un limite (e ascoltare le sue proteste):

13. Non ti permetterò di… andare a quella festa/colpire quella bambina/mangiare quel dolcetto/giocare con i miei occhiali.
14. Voglio che tu… metta le scarpe/finisca i compiti/salga in macchina adesso.

Ricordate loro l’aspetto positivo e ottimista della situazione (e ascoltate la loro risposta sfiduciata):

15. Presto mangerai di nuovo la cioccolata.
16. So che riuscirai a capire.
17. La mamma tornerà più tardi.
18. Sono certa che puoi ancora divertirti.
19. Starai benissimo con la t-shirt che abbiamo.
20. Non sarà così per sempre.

Cose da evitare:

Etichettare i sentimenti (“capisco che sei arrabbiato”)
Distrarli dai sentimenti che provano (“Andiamo a vedere cosa sta facendo papà?)
Correre ai ripari (“So che vuoi un gelato, andiamo a prenderlo”)
Ragionare(“Be’, hai mangiato il gelato proprio ieri.”)
Trasmettere l’idea che i loro sentimenti siano sbagliati rimproverandoli/umiliandoli/costringendoli al silenzio (cos’è questo chiasso tremendo che stai facendo?)
Ricompense o punizioni che includono minacce/tentativi di “corruzione”/metodo del time out (Se non la smetti ce ne torniamo a casa)

Questo post è stato pubblicato su HuffPostUsa ed è stato tradotto da Milena Sanfilippo