Postfazione di Stefania Piloni


POSTFAZIONE DI STEFANIA PILONI

“Infertilità, che parola orribile(…). Aveva il sapore di una perdita di vita e di anima”.

La prima volta che ho visto al microscopio la creazione di un embrione ho trattenuto il fiato e l’emozione è stata la stessa della sala parto: essere di fronte a un momento sacro in cui la vita prende la sua forma e si manifesta piena di potere e di bellezza. E ho capito subito che il mio compito da medico e da tecnico era fare un passa indietro, e semplicemente guardare: la vita afferma se stessa fin dalle prime divisioni cellulari. Il ruolo del biologo o del medico è quello di accompagnare, di facilitare, di sostenere le persone come le piccole cellule al microscopio. Ma la scintilla appartiene alla vita stessa, al divino forse, ma non sta ai medici, né ai biologi la creazione dell’essere umano.
E’ quello che spiego ogni giorno alle coppie in cerca di percentuali di successo, paralizzate davanti a quel 30% di risultati della fecondazione in vitro: la procedura è una corresponsabilità. I tecnici fanno la loro parte, la coppia ha la parte preponderante. Ed è sempre così di fronte alla “malattia” o davanti a qualsiasi interruzione del flusso vitale: la prima risposta giusta è la responsabilità.
Il colloquio con una coppia infertile è segnato da tanti “Perché?”. Perché non riusciamo a diventare genitori, perché proprio noi, perché tutti hanno figli compresi quelli che non li volevano. “Perché” è la domanda sbagliata. Troppi “perché” inchiodano la coppia a un punto fisso privo di evoluzione, i “perché” delegano a noi tecnici la soluzione e sgravano la coppia dalla responsabilità e dal suo vero significato: essere abili a rispondere. Lo scoprono anche Stella e Andrea in questo bel libro che Massimiliano ci ha donato, la domanda giusta è “Come”. Come rispettare il flusso della vita “che è nel presente”, come onorare la coppia poiché “non esistono figli se non c’è coppia”, come trovare i curanti di riferimento senza mai dimenticare la vera scoperta di sé e dell’altro, come essere figlio prima di essere genitore, come essere in due anziché in uno soltanto.
Dove ci sono tanti “Perché” c’è tanta colpa e la sterilità diventa la malattia da espiare nel segreto della coppia. Quando c’è responsabilità si apre la via del “Come” e la colpa svanisce. Crescere in questa consapevolezza cambia radicalmente la ricerca della gravidanza e il modo di pensare all’infertilità, poiché non “facciamo un bambino” ma riceviamo un bambino. Ricevere la vita in grembo è un atto di accoglienza, di recettività, di apertura , di creazione di uno spazio di amore. E’ un atto di fiducia, è un riconoscimento alla fertilità della persona intera. Essere fertile non è solo avere ovaie giovani o spermatozoi veloci, è una condizione dell’anima, è un’espressione di vita. Se fosse solo alta tecnologia la procreazione assistita avrebbe grandissimi risultati, invece scontenta 2 coppie su tre. Se bastasse la determinazione allora basterebbe decidere di essere genitori, pianificare la nascita di un bambino come in un planning aziendale. E la gravidanza arriverebbe come una coccarda, non diversa da un master o da una promozione, ottenuta dalla pianificazione dei rapporti sessuali nei giorni determinati fertili da uno stick urinario o da un ginecologo ecografista. Il mio lavoro di tutti i giorni come ginecologa che si occupa di procreazione assistita: osservare le ovaie, indicare alla coppia i giorni fertili oppure programmare il prelievo degli ovociti. E ogni giorno accogliere la sorpresa di una gravidanza anche dove le risorse tecniche della coppia non avrebbero dato speranze, oppure sostenere la coppia davanti al fallimento di un ciclo perfetto di fecondazione in vitro dove avresti giurato di ottener un risultato sicuro. Proprio così: ci sono embrioni meravigliosi che non attecchiscono in utero ed embrioni piccoli e fragili che si uniscono tenacemente alla madre e diventano bambini veri.
Ho scelto di occuparmi di fecondazione in vitro perché la prima volta che ho visto con i miei occhi la mia prima divisione embrionaria ho trattenuto il respiro: era la creazione di un piccolo essere umano e io ne ero testimone. Ero un tramite, come sono adesso, ben consapevole che la scintilla della vita appartiene a qualcun’ altro. Lo scrive benissimo Massimiliano Babusci : “Il controllo ha ben poco a che fare con il flusso della vita”. Risuona benissimo questa frase per tutti noi: ridimensiona l’ego dei medici, accompagna la coppia nel suo viaggio per diventare genitori.
Un viaggio che inizia con un passo indietro e un inchino alla vita.

Stefania Piloni
Medico specialista in ginecologia, omeopata e fitoterapeuta, esperta in procreazione assistita